Scuole, oggi riparte il tempo pieno Ma gli alunni restano senza mensa

L’azienda Ladisa ora chiede al Comune maggiori introiti per riprendere il servizio di refezione L’opposizione torna ad attaccare Ferrara: «La sua amministrazione mette in difficoltà le famiglie»
CHIETI. Primo giorno di scuola a tempo pieno in città ma la mensa scolastica non riesce a ripartire. I circa 1.500 pasti previsti dal servizio di refezione non arriveranno oggi nelle scuole nonostante le assicurazioni del Comune. L’assessore all’istruzione Teresa Giammarino proverà a sbrogliare il pasticcio della mensa a partire da ottobre. Anche se non sarà facile, perché l’attuale gestore, la Ladisa, chiede più soldi per svolgere il servizio. E il Comune in dissesto dovrà fare i salti mortali per trovarli. Dallo scorso 8 settembre il Comune è a conoscenza del fatto che la Ladisa vuole più soldi.
L’8 settembre, infatti, da Bari, sede del colosso della ristorazione, arriva la risposta della Ladisa alla lettera che il Comune manda il 31 agosto per sapere se ha intenzione di continuare il servizio di refezione in città. La lettera del Comune si chiude testualmente: «Con la presente si chiede, entro sette giorni dalla data odierna, la conferma della validità dell’offerta, sia tecnica che economica, da voi presentata ai fini della partecipazione alla procedura medesima». Una settimana dopo, dunque, la Ladisa fa sapere che non ha intenzione di continuare il servizio allo stesso costo, perché l’offerta fatta al momento della partecipazione alla gara d’appalto risale al 2020 e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. «Considerato che dalla data della presentazione dell’offerta», scrive infatti la Ladisa in risposta al Comune, «all’odierna richiesta di conferma della stessa è intercorso un ingente lasso di tempo per ragioni del tutto avulse dalla volontà della scrivente società, è evidente l’impossibilità di confermare sic et simpliciter l’offerta prodotta in gara. Tanto risulta ancor più evidente a fronte dei fenomeni inflattivi in corso causati dalla sopravvenienza bellica tutt’ora in atto che ha provocato uno straordinario aumento dei costi non prevedibile al momento della partecipazione alla gara. Da quanto premesso e considerato, dunque, non può che derivare la necessità di “attualizzare” l’offerta presentata in gara adeguando il prezzo del pasto ai sopravvenuti aumenti di costo degli investimenti e delle derrate necessari per la corretta esecuzione contrattuale».
Senza contare che, a quanto riferisce la capogruppo di Azione politica Serena Pompilio, il Comune non avrebbe pagato alla Ladisa circa 400mila euro relativi al servizio svolto nello scorso anno scolastico. Pompilio ne approfitta per sferrare l’ennesimo attacco: «Proprio chi da tre anni denuncia i debiti fatti dalla precedente amministrazione», sottolinea, «non paga i propri lasciando le famiglie a piedi». Al di là delle trattative sul costo del servizio, Pompilio solleva anche un altro problema: «Il Comune ha i soldi per pagare solo 23 giorni di servizio, per 143mila euro. Dove li va a prendere gli altri fondi promessi dall’assessore Giammarino se in bilancio non sono stati previsti accantonamenti né c’è una variazione di bilancio?” E poi ancora: «La sentenza del Consiglio di Stato che riapre le porte alla gestione Ladisa è dello scorso giugno, come mai il Comune si muove solo a fine agosto per chiedere alla società di proseguire il servizio. Cos’ha fatto per tutta l’estate? È normale che ora siamo in ritardo».
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