Scutti attacca Legambiente: per l’Arta le acque sono buone

LANCIANO. «La depurazione è stata sempre effettuata in modo corretto. L'Arta non ha mai riscontrato che le acque all’uscita dei depuratori Sasi superavano i limiti chimici e batteriologici consentiti...
LANCIANO. «La depurazione è stata sempre effettuata in modo corretto. L'Arta non ha mai riscontrato che le acque all’uscita dei depuratori Sasi superavano i limiti chimici e batteriologici consentiti dalla legge. Purtroppo le notizie negative, spesso fuorvianti, rischiano di screditare un servizio fornito alla collettività. Invitiamo gli organi preposti, come l'Arta appunto, ad intervenire mettendo a disposizione i risultati ottenuti dai controlli periodici. I deficit che esistono, che ci hanno causato, e ci causano, problemi (anche giudiziari con il sequestro di 12 depuratori, ndc)riguardano l'inesistenza di impianti in alcune zone che andremo a realizzare».
Il presidente della Sasi, Domenico Scutti interviene sulla questione della qualità delle acque di balneazione nel tratto di costa dove sfociano fiumi sui quali versano i depuratori della società, dopo la “Bandiera nera” di Goletta Verde di Legambiente data alla Sasi nei giorni scorsi. Legambiente ha effettuato analisi su alcuni tratti del mare abruzzese rilevando che nel chietino sono «fortemente inquinati (perché il campione con Enterococchi intestinali sono maggiori di 400 UFC/100 ml e con Escherichia Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml) le foci dei fiumi Moro, in località Acquabella-San Donato del comune di Ortona; del fosso San Giovanni, in località La Penna di Fossacesia e alla foce del fosso Marino a Vasto Marina. Zone dove operano depuratori Sasi». «Le analisi compiute dal monitoraggio di Legambiente», spiega Scutti «hanno quantomeno la stessa attendibilità dei controlli che vengono periodicamente e puntualmente realizzati dall'Arta, che non esita a far scattare il divieto di balneazione dove ravvisa situazioni di non idoneità delle acque. Pur non entrando nel merito dei metodi analitici utilizzati, sottolineo che le zone di campionamento scelte ricadono in corsi d’acqua meglio definiti come “fossi” nei quali è oggettivamente riscontrabile una riduzione delle portate, dovuta sia alle condizioni climatiche che agli incontrollati prelievi esterni per fini irrigui, tale da provocare la contrazione della “capacità depurativa naturale».
Insomma per Scutti Legambiente avrebbe fatto prelievi in zone, in fossi, dove si sarebbe riscontrato un aumento dei valori e dei limiti batteriologici perché la portata delle acque è bassa. Mentre se avesse proseguito le analisi lungo i corsi dei fiumi fino al mare, avrebbe notato che i valori si abbassavano e restavano nei limiti di legge. (t.d.r.)

