«Se ci toccano il futuro noi blocchiamo la città»

La protesta dello Scientifico Masci: 500 studenti in corteo sfilano a colpi di slogan E chiedono garanzie sulla stabilità del Seminario regionale. Oggi si torna in classe
CHIETI. «Se ci toccano il futuro, noi blocchiamo la città». A gridare lo slogan per le vie del centro, ieri mattina, sono almeno 500 studenti del liceo Scientifico Masci. Una frase che non invecchia mai, quando in gioco c’è la sicurezza degli edifici scolastici, ad oggi la loro sede è quella del Seminario Pontificio Regionale San Pio X.
Dal Masci, d’altronde, lo avevano annunciato: sarebbero scesi in piazza, se in seguito agli eventi sismici che hanno colpito anche la nostra città lo scorso 30 ottobre non vi fossero state garanzie di migliorie per quanto riguarda l’impianti di sicurezza della loro sede e certificazioni che ne attestassero l’agibilità. Striscioni, fumogeni e bandiere dell’Italia risaltano agli occhi, mentre tutti sfilano. Prima il raduno nel cortile del seminario, intorno alle 9.
Con i megafoni in mano, un gruppo di ragazzi inizia a organizzare i 500. Poi si parte, si prosegue lungo via Vernia e i canti si sprecano. Le bandiere continuano a sventolare fino a quando non si raggiunge piazza Trinità. Uno lo striscione spiegato davanti al corteo: «È il Masci che lotta» tengono a puntualizzare.
Si prosegue, un fiume in piena si dirige verso il corso ed è uno l’obiettivo: prima di raggiungere piazza San Giustino bisogna recarsi sotto il palazzo della Provincia. Lo stesso palazzo sotto il quale le ragazze e i ragazzi dell’istituto erano andati anche mercoledì scorso per avere risposte sulla loro sorte.
Ma questa volta sono a centinaia a sedersi lungo corso Marrucino, ai piedi di palazzo Mammarella e gridano «vi affacciate o no?»: una domanda evidentemente diretta a quei tecnici che mercoledì non risposero. Dopo il sit-in, tra entusiasmo, colori e voglia di cambiare, il corteo si incammina verso piazza San Giustino, mentre una delegazione composta da candidati al consiglio d’istituto (le votazioni si svolgeranno il prossimo 14 novembre) e attuali rappresentati alla Consulta Provinciale degli Studenti salgono negli uffici provinciali, sono circa le 11. A chiedere chiarimenti sono Mariachiara Quintiliani, Davide Petaccia, Enrica Sigismondi, Valerio Babusci e Ludovico De Donno. Ad ascoltare le loro richieste in Provincia è il dottor Angelo Radoccia, le questioni che pongono gli studenti sono chiare: servono migliorie per quanto riguarda gli impianti di sicurezza nella sede pontificia, le attuali vie di fuga sono insufficienti.
E dal momento che il seminario è solo una sede provvisoria, in quanto quella principale del liceo è attualmente sottoposta ad adeguamenti sismici, i ragazzi vogliono capire le tempistiche del loro trasferimento nell’ex Caserma Berardi, sarà lì che l’istituto verrà trasferito. Ma, a detta della Provincia, non prima di due anni. Dopo il colloquio, il corteo si scioglie nella piazza della Cattedrale e tutti tornano nel cortile del seminario per un resoconto generale della mobilitazione. Si riprendono i megafoni in mano e un gruppo di alunni racconta gli esiti della riunione: «Un incontro positivo ma non finisce qua» dice Ludovico, lui è rappresentate alla Consulta. Perché gli studenti non vogliono «sentire più chiacchiere». E continua De Donno: «Il nostro corteo è stato un segnale forte per le istituzioni. La nostra scuola, che per vari fatti è sempre stata meno visibile, ha fatto capire che c’è. Gli studenti ci sono e sono tutti motivati a continuare il percorso iniziato questi giorni, se non ci verranno date risposte concrete». Intanto, da domani, gli studenti torneranno in classe.

