«Se torniamo in patria rischiamo la morte»

13 Luglio 2016

TORINO DI SANGRO. Dormono alla Villa delle rose, per strada, dove trovano un rifugio. Mangiano alla Caritas. Vivono così, alla giornata i 5 profughi espulsi dal centro di accoglienza hotel lecceta...

TORINO DI SANGRO. Dormono alla Villa delle rose, per strada, dove trovano un rifugio. Mangiano alla Caritas. Vivono così, alla giornata i 5 profughi espulsi dal centro di accoglienza hotel lecceta di Torino di Sangro sabato mattina al termine di un blitz di polizia, carabinieri e vigili urbani.

I 5, ovvero Jao Thierno Salif 20 anni, Omar Drame 19 anni e Silla Ibrahim, senegalesi, e Musa Jaju 34 anni e Bamba Diuf 22 anni, del Gambia sono stati portati al commissariato di Lanciano e poi abbandonati a loro stessi.

Della loro vicenda, soprattutto del ricorso al Tar contro i provvedimenti di revoca dell’accoglienza e della protezione internazionale si stanno occupando gli avvocati frentani Alessandro Marrone ed Ernesto Graziani. Che cercano di aiutarli come possono.

Jao è da un anno e 8 mesi in Italia, Omar da un anno e mezzo come Silla. «Siamo senegalesi della regione della Casamance» dice Jao «dove ci sono i ribelli. Sono fuggito perché un vicino ha ucciso mio padre e io non ho potuto chiedere aiuto all’esercito, allo Stato perché non ci protegge, sarei morto anche io. Così sono fuggito». Silla invece era allevatore, poi tra i ribelli e il terreno diventato arido ha perso gli animali e così è fuggito.

Perseguitati, non per aver commesso crimini, erano anche Musa e Bamba, arrivati dal Gambia, passando per il Senegal 6 mesi fa. «Con me la polizia si è sbagliata» dice Musa «ho visto la foto di chi doveva essere cacciato; stesso nome mio, ma viso diverso». Perché sono stati cacciati? Se lo chiedono anche loro. Per il prefetto perché non hanno rispettato le regole del campeggio. «Musa» dice Jao «non ha firmato perché era rimasto a letto col mal di denti». Se dovesse scattare l’espulsione per loro sarebbe drammatico. Bamba e Musa se tornassero in Gambia finirebbero in carcere per 15 anni perché si sono resi irreperibili alle autorità locali, Jao, Silla e Omar verrebbero uccisi dai ribelli. (t. d.r.)