Segreto d’ufficio rivelato: assolto un carabiniere

19 Febbraio 2023

San Salvo. Il maresciallo Mancino esce dall’inchiesta di quattro anni fa della Dda Nel 2021 per il sottufficiale c’era stata già l’archiviazione dalle accuse di peculato

SAN SALVO. Nel 2020 l'annullamento da parte della Corte di Cassazione dell’ordinanza di custodia cautelare. Nel 2021 l’archiviazione delle accuse di peculato e abuso di potere da parte del gup, Fabrizio Pasquale, due giorni fa l'assoluzione dei giudici della Corte d'Appello dell'Aquila dalle accuse di rivelazione e utilizzo dei segreti d'ufficio e accesso abusivo ai sistemi informatici. Giuseppe Mancino, 50 anni, sottufficiale dei carabinieri della stazione di San Salvo, esce così dalla vicenda giudiziaria in cui era rimasto coinvolto insieme ad altre persone.
«La Corte», spiega l'avvocato Fiorenzo Cieri, difensore del carabiniere, «ha riconosciuto le ragioni di servizio del mio cliente. Ogni azione del maresciallo Mancino», afferma Cieri, «è sempre stata mirata a debellare la criminalità. I comportamenti addebitati a Mancino hanno riguardato sempre attività ontologicamente ricollegabili alla sua attività di investigatore e tutore della legge. L'accesso alla banca dati su alcuni veicoli venne fatto perché nella zona erano stati fatti numerosi furti. Ogni sua azione è sempre stata eseguita per motivi di servizio, non certo per vantaggi privati», ha insistito l'avvocato Cieri. Particolare che è emerso anche attraverso le testimonianze acquisite nel corso della lunga, delicata e travagliata vicenda giudiziaria. Non a caso il sottufficiale era lo spauracchio di tanti malavitosi.
Giuseppe Mancino ora è stato completamente riabilitato e l'elenco di accuse smontato del tutto. Nella memoria difensiva sono stati chiariti molti aspetti della vicenda contestando con determinazione punto per punto ogni accusa. Il carabiniere ha sempre respinto le accuse mettendo l'avvocato Fiorenzo Cieri in condizioni di fornire importanti elementi per dimostrare che si è trattato di un grosso equivoco.
Il fascicolo sulla vicenda partì dall’Aquila. Le indagini furono avviate dalla Direzione distrettuale antimafia. Con i carabinieri vennero indagate anche altre 4 persone. Successivamente gli atti vennero trasmessi a Vasto. Il militare è riuscito a dimostrare, passo dopo passo, che i reati di cui era stato accusato in realtà non furono mai commessi.
Per il militare, che nella carriera si è sempre distinto nell'attività di repressione e prevenzione dei reati, è la fine di un incubo durato 4 anni. Tanti gli attestati di stima indirizzati in queste ore al sottufficiale. (p.c.)
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