Sei disabili al lavoro nella pizzeria

18 Luglio 2014

Aperto “Il noceto di Aida”: la struttura è della cooperativa sociale Samidad

LANCIANO. Una pizza che è anche una scommessa, una sfida, un sogno. Ha aperto ieri sera “Il noceto di Aida”, ristorante-pizzeria sociale che dà lavoro a 6 ragazzi disabili (quattro uomini e due donne) tra i 30 e i 40 anni. Il motto del locale è “alimenta la diversità”, perché mangiare un piatto di spaghetti o una Margherita in un locale sociale ha per i promotori dell’iniziativa, una doppia valenza. Da un lato i ragazzi disabili che saranno ai tavoli e in cucina possono uscire dall’assistenzialismo e avere un lavoro indipendente, dall’altro è lo stesso cliente del Noceto di Aida a contribuire a questa eccezionale operazione di inclusione sociale. Il tutto senza ipocrisie, senza confini o imbarazzi, ma semplicemente mangiando una pizza.

L’iniziativa è partita dalla cooperativa sociale Samidad Onlus di Lanciano. La struttura, sulla provinciale tra Lanciano e Orsogna, è stata presentata in occasione dei festeggiamenti per i 20 anni di Samidad, una coop con 300 soci lavoratori che operano tra Abruzzo, Lazio e Molise. “Vent’anni sono tanti», dice Leopoldo De Lucia, presidente Samidad, «ma ce l’abbiamo fatta e in cantiere ci sono ancora numerosi progetti. Siamo animati da valori come lìonestà, la solidarietà, la giustizia sociale e la consapevolezza che tutti sono uguali e debbono avere delle opportunità: tutto ciò ha fatto sì che la fatica diventasse la spinta propulsiva per realizzare l’interesse generale della comunità o, come viene chiamato oggi, il bene comune».

La pizzeria è gestita dalla cooperativa Aida, nata per “gemmazione” da Samidad. «Questi ragazzi», spiega De Lucia, «non avrebbero alcuna possibilità di inserimento lavorativo. I prezzi saranno contenuti e i clienti, sedendosi a tavola, oltre a gustare deliziosi manicaretti, contribuiranno a sostenere questo progetto». Il locale, così come spiegato dai promotori, «offre spazi protetti dove affinare le abilità per pensare a una vita che può diventare indipendente attraverso il lavoro». I ragazzi sono tutti entusiasti, sanno che sono parte attiva di un progetto che ha tutta l’aria di portarli lontano. (d.d.l.)

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