«Sempre più esemplari si adattano nelle città»

22 Maggio 2023

PALOMBARO. Sull’aggressione di Palombaro gli addetti ai lavori sono cauti ma non stupiti. «Non solo in Abruzzo e in Italia, ma in tanti Paesi occidentali, c’è una rapida evoluzione dell’interfaccia...

PALOMBARO. Sull’aggressione di Palombaro gli addetti ai lavori sono cauti ma non stupiti. «Non solo in Abruzzo e in Italia, ma in tanti Paesi occidentali, c’è una rapida evoluzione dell’interfaccia tra animali selvatici uomini», afferma Simone Angelucci, responsabile del servizio veterinario del Parco della Maiella. «l’uomo da oltre 50 anni ha abbandonato le pratiche agricole e pastorali, la presenza nelle aree rurali che aveva tenuto per secoli limitate, se non assenti, le popolazioni selvatiche. Siamo andati tutti a vivere in città e oggi ci aspettiamo che gli animali selvatici stiano al posto loro. Cinghiali, caprioli o cervi, prede del lupo, oggi sono molto diffusi anche nelle aree collinari e periurbane. Il lupo segue le sue prede, è un predatore adattativo e si nutre prevalentemente di animali selvatici, quando è in branco. Alcuni individui però possono essere mandati via dal branco e cercare nelle aree antropizzate la loro sopravvivenza. I lupi non sono in sovrannumero, la natura non fa sovrabbondanze o eccessi numerici. Ma certo», conclude il veterinario, «la probabilità che ci possano essere animali che vivono e tendono a stabilirsi in contesti molto antropizzati, è oggi molto elevata». (m.d.n.)
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