Sentenza pilota per i clienti ex Carichieti

Il tribunale di Ferrara condanna l’ente ponte a risarcire un risparmiatore: «È responsabile dei debiti»
CHIETI. Una sentenza del tribunale di Ferrara potrebbe rivelarsi un precedente decisivo per oltre 700 risparmiatori beffati della ex Carichieti. Il tribunale ha stabilito che gli azionisti devono essere risarciti anche dagli enti ponte, cioè le nuove banche. Una speranza in più per i risparmiatori della Carichieti e delle altre banche (Carife, Banca Marche e Banca Etruria) finite in amministrazione straordinaria.
Dopo un giudizio brevissimo durato soli 4 mesi, con un’ordinanza del 31 ottobre scorso, il tribunale di Ferrara ha condannato la Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara spa, ossia l’ente ponte creato per la cessione della vecchia Carife alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, al risarcimento di tutti i danni subiti da un risparmiatore che aveva comprato azioni, pari alla somma versata (19.209,64 euro), oltre rivalutazione monetaria, interessi e spese. Secondo i giudici, la vecchia Carife avrebbe violato alcune norme del Testo unico finanziario e del Regolamento Consob attuativo della direttiva Mifid. Il tribunale ha respinto l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla difesa Nuova Cassa di Risparmio, osservando che questa risponde di tutti debiti della vecchia, compresi quelli derivanti dalla vendita di azioni o obbligazioni, purché conseguenti nullità o inadempimento.
Per gli avvocati Giovanni Franchi, Stefano Di Brindisi e Lucia Caccavo, che hanno seguito l’investitore è una tappa fondamentale per la tutela degli azionisti di tutte le quattro banche: «I risparmiatori, nessuno escluso, hanno la possibilità di recuperare i denari perduti», spiegano i legali, «e analoga probabilità hanno gli obbligazionisti subordinati, che non hanno ricevuto, per qualche morivo il rimborso». Gli avvocati parlano di «una sentenza storica che cambia radicalmente le prospettive per i risparmiatori»: «Questo provvedimento», dicono Franchi, Di Brindisi e Caccavo, «dimostra che non è vero che non vi è altra strada che la costituzione di parte civile nei processi penali avviati contro amministratori e sindaci di quelle società. L'ordinanza pronunciata dal tribunale di Ferrara dimostra che la via maestra è quella del giudizio civile, da avviare dopo aver dato corso alla mediazione obbligatoria».

