Senz’acqua il ristorante chiude

3 Luglio 2015

Week end all’asciutto per Le Paranze. L’avvocato: «Adesso faremo causa alla Sasi»

VASTO. Un anno fa in piena stagione turistica la Paranza, gastronomia da asporto e tavola calda, era stata costretta a chiudere il locale per mancanza di acqua fino all’arrivo dei rifornimenti acquistati da un privato. Lo stesso è successo lo scorso week end.

Ieri mattina il titolare, Stefano di Matteo ha dovuto acquistare un carico di acqua da un privato. Tutto il quartiere Croci, a ridosso della stadio Aragona, è in affanno e trascorre molte ore della giornata a secco. Le famiglie si stanno coalizzando e lanciano una nuova campagna "No acqua, no euro". Di Matteo ieri ha deciso di rivolgersi ad un legale, l'avvocato Isabella Mugoni. «La Sasi non può pretendere il pagamento di un servizio che non offre e che sta provocando gravi danni al mio cliente», fa presente l'avvocato.

Sono centinaia le famiglie che protestano e che subiscono disagi.

«Nel caso del mio cliente ai disagi si uniscono i danni economici in piena stagione turistica. Ho avviato una azione risarcitoria in sede civile ma visto che alle richieste del mio cliente non seguono neppure le risposte non escludiamo un querela», fa sapere l'avvocato. «Del resto è da un anno che La Paranza è costretta spesso a chiudere il locale per mancanza di acqua», annota la Mugoni. Già la scorsa estate Stefano Di Matteo aveva contattato un legale dell’Associazione nazionale consumatori che dopo aver valutato attentamente la situazione aveva ritenuto possibile chiedere anche la restituzione dei soldi versati.

«Per assurdo il mio cliente a distanza di un anno subisce un nuovo danno. Ancora più grave perché l'acqua è un bene primario e deve essere garantito», insiste la Mugoni, «sono molti i residenti del quartiere Croci che hanno telefonato in studio. Non escludo una class action».

Intanto il commerciante per due giorni non ha potuto lavorare. «Dall’inizio dell’anno spesso l’acqua è mancata per giorni interi. Con l’arrivo del caldo la situazione è precipita», ricorda il titolare della Paranza. «Come si fa a cucinare senz’acqua? Se non avessi avuto 3 cisterne da 2mila litri che provvedo a far riempire a mie spese non potrei più lavorare. Ma perché io devo comprare l'acqua se pago già la bolletta alla Sasi?», chiede Di Matteo. Per evitare di restare chiuso per tutta la settimana ieri mattina il ristoratore si è visto costretto a chiedere scorte idriche da un rifornitore privato. Adesso la querelle pare destinata a finire sul tavolo del procuratore capo della Repubblica Gianpiero di Florio. «Chiedo giustizia. Pago un servizio è giusto che io lo riceva, dice.

Paola Calvano