Senza vaccino 250 infermieri: «C’è chi continua a rifiutarlo»

Resta alto il numero degli iscritti all’Ordine provinciale non ancora in regola con l’obbligo di immunità La Asl sospende altri sei dipendenti: non avranno lo stipendio fino all’adempimento delle disposizioni
CHIETI . Sei infermieri della Asl Lanciano Vasto Chieti trovati non in regola con l’obbligo vaccinale dopo i controlli eseguiti dall’Ordine professionale provinciale. Sei di una lunga serie di personale sanitario che finora non ha provveduto ad adempiere alle disposizioni messe in atto per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19. Ma i numeri, garantisce il presidente dell’Opi, l’Ordine delle professioni infermieristiche della provincia, Giancarlo Cicolini, risultano in calo rispetto a sole poche settimane fa. «Sono 250 all’incirca gli iscritti non ancora in regola con le norme sulla vaccinazione», afferma. «Continuiamo a procedere secondo quanto previsto, abbiamo verificato che molti tra gli infermieri iscritti all’Ordine provinciale di Chieti stanno provvedendo a mettersi in regola, ma nonostante questo per alcuni verranno avviati i procedimenti di sospensione. Purtroppo, infatti, c’è chi continua a fare resistenza».
I numeri sono comunque nettamente inferiori a qualche settimana fa. Per avere un termine di paragone, basta riprendere i dati relativi alla fine dell’anno, quando si parlava di 470 infermieri della provincia non vaccinati su un totale di 3.350. In poco più di un mese, quindi, gli iscritti all’Ordine che non hanno ottemperato alle disposizioni si sono quasi dimezzati.
Intanto la direzione generale della Asl ha dato il via libera alla proposta di delibera sulla presa d’atto delle sospensioni dall’esercizio delle professioni sanitarie disposte dall’Opi Chieti nei confronti, tra gli altri, di sei dipendenti a tempo indeterminato dell’azienda sanitaria in qualità di Cps (collaboratore professionale sanitario) infermiere. La conseguenza è la stop momentaneo dallo svolgimento dell’attività lavorativa. Un’interruzione dal servizio che andrà avanti «fino all’accertamento dell’avvenuta comunicazione da parte dell’interessato all’Ordine territoriale competente e al datore di lavoro del completamento del ciclo vaccinale primario e, per i professionisti che hanno completato il ciclo vaccinale primario, della somministrazione della dose di richiamo, e comunque non oltre il termine di sei mesi a decorrere dal 15 dicembre», si legge nella delibera della direzione generale della Asl. «Per i giorni di sospensione per mancanza dell’obbligo vaccinale ai dipendenti non sono corrisposti né la retribuzione né altro compenso o emolumento». Poi viene precisato: «È comunque garantito il diritto dei dipendenti alla conservazione del posto di lavoro».
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