Sequestrarono un operaio Diecimila euro di riscatto

14 Gennaio 2017

Giovane di San Salvo tenuto prigioniero 5 giorni. Imputati un pugliese e il complice locale In aula sfilano i testimoni. Attesa a fine mese la sentenza della Corte d’assise di Lanciano

SAN SALVO. Nel 2015, il 18 maggio, un operaio di San Salvo esce di casa ma non riesce ad andare lontano. Prelevato con la forza, privato dei documenti e costretto a salire in auto, viene trasferito in Puglia. Dopo 5 giorni di prigionia in un capannone di Apricena( Foggia), con le mani e i piedi legati con delle fascette e nella bocca un sacchetto di plastica, l’uomo riesce a scappare e a chiedere aiuto. È il 23 maggio 2015.

Si arriva a gennaio 2017. A fine mese i giudici della Corte di assise di Lanciano emetteranno la sentenza per i due presunti sequestratori, Nicola Cortinove, 41 anni di San Salvo, e per Michele Marinelli, 29, di San Severo. I due indagati difesi dagli avvocati Giovanni e Antonino Cerella e Giuseppe Casale del foro di Foggia, sono accusati di concorso nei reati di rapina e sequestro di persona a scopo di estorsione. Rischiano 24 anni di carcere. La Procura sostiene che a maggio del 2015 avrebbero sequestrato l’operaio di San Salvo per procurarsi un ingiusto profitto. In sostanza avrebbero cercato di farsi consegnare dalla vittima diecimila euro come pagamento per la cessione, avvenuta precedentemente, di sostanza stupefacente. Durante il sequestro l’operaio sarebbe stato malmenato e minacciato ripetutamente di morte. Altre volte i sequestratori avrebbero minacciato di morte i suoi familiari. Ieri, davanti ai giudici sono sfilati quattro testimoni della difesa impegnata a smontare la grave accusa. Altri testi saranno ascoltati fra due settimane. Poi comincerà la discussione e quindi la sentenza.

Durante i giorni del sequestro sarebbe stata minacciata anche la madre della vittima. La donna, che in passato è stata ascoltata dagli investigatori, ieri non era in aula. I due sequestratori le avrebbero chiesto di versare il denaro per la liberazione del figlio sottoscrivendo una richiesta di finanziamento di 10mila euro. Solo cinque giorni più tardi il giovane, approfittando di un momento di distrazione dei due malviventi, riuscì a liberarsi e a chiedere aiuto ai carabinieri del posto. I due vennero arrestati e condotti nel carcere di Foggia. Il processo era stato istruito, inizialmente, dinanzi al tribunale di Chieti ma i difensori eccepirono l’incompetenza territoriale. L’eccezione venne accolta dal Tribunale teatino e il processo fu trasferito a Lanciano. Al termine dell’udienza di ieri mattina i difensori hanno preferito non parlare. Il caso è delicato e gli accusati rischiano una pena pesante. (p.c.)

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