Sequestrate case e aziende al boss «Si è arricchito con l’illegalità»

Simone Cuppari, già condannato a 28 anni dal tribunale di Chieti, è ritenuto il capo di una cosca Scattano i sigilli dell’antimafia per un valore di un milione di euro. «Ma dichiarava redditi irrisori»
CHIETI. Dichiarava redditi irrisori, ma lo stratagemma non è servito al boss per evitare la scure del sequestro da un milione di euro tra case e aziende. La guardia di finanza e la polizia di Chieti hanno messo i sigilli a tre immobili, due società commerciali e una ditta individuale riconducibili a Simone Cuppari, 39 anni, attualmente sottoposto all’obbligo di dimora, ritenuto il capo della ’ndrina proveniente da Brancaleone (Reggio Calabria) che aveva eletto l’Abruzzo, in particolare Francavilla al Mare, come base per traffici illeciti, in primis di cocaina, da milioni di euro. Gli accertamenti degli investigatori del colonnello Serafino Fiore e del questore Annino Gargano sono sfociati nella misura di prevenzione patrimoniale finalizzata alla confisca dei beni del noto pregiudicato legato alla ’ndrangheta, già condannato dal tribunale di Chieti a 28 anni di carcere.
Il provvedimento, notificato ieri mattina, è stato disposto dal tribunale dell’Aquila su proposta della procura distrettuale antimafia, che ha condiviso le ipotesi investigative del Nucleo di polizia economico-finanziaria, al comando del tenente colonnello Giuseppe Pastorelli, e della Divisione anticrimine della questura, coordinata dall’ispettore Angelo De Lutiis. Le indagini hanno evidenziato, secondo l’accusa, «il profilo criminale» dell’uomo e «l’illecita provenienza delle cospicue ricchezze» da lui accumulate dal 2000 al 2020. «La disamina dei flussi finanziari e degli investimenti operati», spiegano finanza e polizia, «hanno consentito di ricostruire in capo al pregiudicato disponibilità di beni immobili e di società intestate fittiziamente a familiari e terze persone, ma anche di qualificarne l’elevato spessore del profilo criminale caratterizzato da diverse condanne, alcune anche in via definitiva, e da numerosissimi procedimenti penali ancora pendenti, per reati di notevole allarme sociale tra i quali l’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti». Cuppari e i suoi familiari sono accusati di aver «percepito e dichiarato importi esigui rispetto al valore dei beni acquistati, dimostrando un tenore di vita ben al di là degli irrisori redditi apparenti». Sono stati dunque sequestrati tre immobili, «adibiti ad abitazione dell’uomo con la compagna e i figli», due agenzie di scommesse sportive e una lavanderia. I beni sono stati affidati a un amministratore giudiziario.
«Questa misura di prevenzione patrimoniale», sottolineano ancora gli investigatori, «conferma la concreta azione della magistratura e delle forze di polizia nell’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati da soggetti che vivono abitualmente dei proventi di attività delittuose. Nessuno deve poter impunemente godere del frutto di una condotta illecita, tanto più se ripetuta e sistematica. Non ultimo, il rischio che la disponibilità di beni acquisiti con proventi illeciti contribuisca a rafforzare il potere, soprattutto economico, della criminalità organizzata nel tessuto sociale e imprenditoriale sano della provincia di Chieti». Il provvedimento scattato ieri è l’ultimo tassello, prima dell’eventuale confisca definitiva, di una serie di sequestri fatti negli anni passati anche dai carabinieri. Già nel 2010, infatti, i militari dell’Arma arrestarono Cuppari in un’indagine sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Abruzzo.
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