Sequestrati altri 2 palazzi: nuovi indagati «Cemento 5 volte in più del consentito»

27 Luglio 2024

Ulteriori contestazioni per un dirigente comunale e l’amministratore della ditta che ha venduto i diritti edificatori infetti Nei guai anche un geometra e i rappresentanti della società Corallo. L’accusa: «Oltre 40 appartamenti sono abusivi»

FRANCAVILLA. Una colata di cemento cinque volte superiore al consentito sta strangolando il lungomare di Francavilla. Ecco perché i due palazzi in corso di ultimazione al civico 70 di via Francesco Paolo Tosti, oltre quaranta appartamenti a pochi passi dalla spiaggia, sono stati sequestrati dai carabinieri forestali. Il decreto è stato firmato dal giudice Luca De Ninis, su richiesta del pubblico ministero Giancarlo Ciani, ed è la conseguenza dell’inchiesta bis partita dopo la scoperta della convenzione urbanistica illegittima che aveva già portato al sequestro di due complessi residenziali costruiti dalla Maestrale srl all’altezza di piazza Asterope. Parte di quei diritti edificatori infetti, per 197.500 euro (più Iva), sono stati ceduti dalla società di cui sopra alla Corallo srl di Piedimonte Matese (Caserta), che li ha impiegati – superando gli indici di fabbricabilità – per realizzare altri due palazzi, da ieri mattina anch’essi sottoposti a sigilli perché – per dirla con le parole del consulente nominato dalla procura – si tratta di un intervento «in aperto, stridente, insanabile, macroscopico contrasto con i parametri urbanistico-edilizi prescritti dalla normativa di zona».
I NOMI
Nell’inchiesta bis sono cinque gli indagati per lottizzazione abusiva: il dirigente del Comune di Francavilla Roberto Olivieri, 64 anni di Giulianova, il legale rappresentante della Maestrale Massimo Di Giampaolo (50), originario di Imola (Bologna) e domiciliato a Spoltore, il legale rappresentante della Corallo Ruggiero Di Pietro (74) di Piedimonte Matese, il suo predecessore Andrea Melatti (41), residente a Pescara, e il geometra Carlo Matricardi (62), nativo di Chieti e con studio a Francavilla. Quest’ultimo deve rispondere anche di falso per aver attestato, nonostante le plurime irregolarità, la conformità del progetto. Per Olivieri e Di Giampaolo è il secondo avviso di garanzia dopo quello già ricevuto per l’indagine madre.
L’IRREGOLARITÀ PIÙ EVIDENTE
Il profilo di irregolarità più evidente, per l’accusa, è aver superato di ben 5,27 volte la volumetria prevista dal Piano particolareggiato d’esecuzione, ovvero lo strumento di pianificazione territoriale usato in materia urbanistica. Una violazione talmente palese che il giudice parla di «clamoroso impatto sul comparto interessato», richiamando la documentazione prodotta dai militari del Nucleo investigativo ambientale, agroalimentare e forestale di Chieti, al comando del tenente colonnello Marco Santilli.
LA CONSULENZA
L’intervento in questione, in base al progetto, doveva essere una «ristrutturazione di un complesso edilizio (l’ex hotel Villa Ester) comportante la demolizione di edifici esistenti e la ricostruzione di due fabbricati a uso residenziale». Ma, sulla base della consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero e affidata all’avvocato Francesco Caso, è emerso «che i corpi di fabbrica “riedificati” appaiono, nel loro complesso, aver del tutto smarrito ogni connotato urbanistico-edilizio identitario, distintivo e qualificante gli originari edifici demoliti». La conclusione è che si è in presenza a tutti gli effetti di un nuovo edificio e che il permesso a costruire, così come la sua variante, «non potevano essere affatto rilasciati, poiché legittimanti un intervento non consentito». Un intervento, riassumono i carabinieri forestali, che rappresenta «un ulteriore aggravio del carico urbanistico, in una zona costiera fortemente congestionata».