Sequestro depuratori «È passato un mese, siamo preoccupati»

25 Giugno 2015

Le 8 associazioni della class action: basta con le inefficienze Scutti (Sasi): i nostri impianti funzionano, dossier in Procura

LANCIANO. «Perché, dopo un mese dai sigilli della Procura di Lanciano, non sono stati dissequestrati i 12 depuratori gestiti dalla Sasi?». Sono preoccupate le otto associazioni di Lanciano: Italia Nostra, Associazione culturale Giako, Fai delegazione di Lanciano, Ilaria Rambaldi Onlus, Associazione culturale Sant'Egidio, Pro Loco Lanciano, Cittadini in Azione e “Tradizionando ieri oggi e domani”, che nei giorni scorsi hanno annunciato una class action contro la Sasi, la società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni della provincia di Chieti. Al centro dell’attenzione resta la vicenda dei depuratori malfunzionanti e in qualche caso perfino non funzionanti sequestrati dalla magistratura lo scorso 28 aprile. «Le associazioni riunite», spiegano i sodalizi in risposta ad una nota di qualche giorno fa in cui la Sasi minacciava, in generale, querele per il discredito subìto in questa circostanza, «hanno promosso l’iniziativa della richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite dalla Sasi per il servizio di depurazione non conforme alle disposizioni normative, e si sono limitate semplicemente a prendere atto della dettagliata relazione tecnica divulgata dalla Procura di Lanciano in seguito al sequestro dei depuratori. Se la Sasi ritiene che, nel suddetto documento della Procura, esistano motivi di discredito dell’operato della società, saprà anche chi querelare, dato che l’autore del sequestro risulta essere lo stesso della preoccupante relazione tecnica sull’attuale situazione dei 12 depuratori della Sasi. Non possiamo più accettare scempi nei confronti della natura che si ripercuotono immancabilmente sulla nostra vita quotidiana», concludono le associazioni, «ancor più quando siamo disponibili a pagare il giusto prezzo per i servizi che funzionano, ma non siamo più tolleranti nei confronti delle inefficienze ed inadeguatezze e soprattutto, della mancanza di trasparenza sulle condizioni dei costosi servizi di cui l’utente ha il sacrosanto diritto di sapere».

«Abbiamo chiesto la proroga di un mese per preparare la documentazione in merito alla situazione degli impianti che ci è stata richiesta dalla Procura», interviene il presidente della Sasi, Domenico Scutti, «e questa proroga ci è stata accordata. Entro qualche giorno saremo in grado di presentare tutto il dossier. Quello che possiamo dire adesso è di attendere la fine del procedimento giudiziario prima di parlare. I nostri impianti non hanno mai funzionato bene come adesso. Che il mare della costa frentana sia pulito e con una qualità delle acque eccellente non lo dice la Sasi, ma l’Arta. Sollevare polemiche prima che la situazione sia definitivamente chiara significa influire negativamente sull’economia della nostra provincia e della regione».

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