Serata su Dell’Orefice «Così riscopriamo un grande musicista»

29 Luglio 2018

Fara. “Note da fabulas” in ricordo del compositore dell’800 Legnini (Csm): musica e diritto legati dall’interpretazione 

FARA FILIORUM PETRI . Il musicista Giuseppe Dell’Orefice è stato protagonista di una serata di musica, parole e convivialità all’agriturismo “L’antico tratturo” nel suo paese natale, Fara Filiorum Petri. L’avventura del ragazzo partito a dorso d’asino dall’Abruzzo rurale della metà dell’Ottocento per approdare tra le luci della ribalta del San Carlo di Napoli è stata rievocata attraverso la sua musica, mirabilmente eseguita e interpretata dalla pianista Ivana Francisci e dal soprano Susanna Rigacci, voce preferita di Ennio Morricone, in una serata all’insegna della grande musica e di un ospite d’eccezione: il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm), Giovanni Legnini.
Ma qual è il legame tra la musica e il diritto? E perché la scelta proprio di questo argomento? «Quella di stasera (ieri per chi legge, ndr) è una favola, un gioco», sostiene Legnini, «per mostrare come vi sia un nesso molto forte tra musica e diritto, che passa attraverso il trinomio testo, autore e interprete. L’aspetto cruciale che lega questi due mondi è l’interpretazione tanto della norma quanto della musica, può essere più o meno aderente al testo o soggettiva. All’interno di questo dilemma tra l'interprete esecutore fedele del testo, o al contrario che tenta di adeguare il testo sia all’intento dell’autore che alla realtà culturale e sociale che lo circonda, ruota la funzione della giurisdizione nell’ordinamento e nella società. E visto che ci troviamo a Fara, nel territorio di origine longobarda di Giuseppe Dell’Orefice, mi è sembrato interessante leggere un passo relativo al rito del duello davanti a un giudice nel Lohengrin di Richard Wagner, che rappresenta una espressione felice».
L’amicizia tra Giovanni Legnini e Fabrizio Dell’Orefice, pronipote del musicista, data ormai da diversi anni. Fabrizio, insieme al fratello Giorgio e al direttore d’orchestra Maurizio Colasanti, è stato il fondatore dell’Istituto Giuseppe dell’Orefice, che vanta tra i suoi soci anche Legnini. L’Istituto si prefigge di riscoprire e valorizzare la musica di Giuseppe Dell’Orefice attraverso diverse iniziative di grande valore: è in corso la pubblicazione della biografia del musicista, l’edizione critica di una delle sue opere maggiori, l’Egmont, un concerto al Quirinale e una collaborazione con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese per la realizzazione di iniziative che abbiano al centro proprio la musica a lungo dimenticata di Dell’Orefice.
Un altro dei protagonisti di ieri sera è stato il maestro Maurizio Colasanti, ideatore insieme a Fabrizio Dell’Orefice e Nico Ciavalini, di questa iniziativa. «Insieme a Fabrizio e Nico, un giorno, passeggiando sulle colline di Fara, abbiamo immaginato quello che poteva pensare Giuseppe Dell’Orefice dal punto in cui eravamo noi», dice Colasanti, «perché sappiamo che lui ha visto lo stesso paesaggio, sentito gli stessi profumi e sapori. E da lì abbiamo pensato che la musica come arte è inserita nel vissuto di chi la crea, e perciò la musica di Dell’Orefice è intessuta delle sensazioni che promanano da questa terra, che è la sua terra, e che hanno a che fare con il vino, il territorio, la natura, l’umanità delle nostre genti e fonde in un tutt’unico quelle che sono le nostre peculiarità. Noi camminiamo su un terreno», conclude Colasanti, «che è stato percorso dai nostri avi e dagli avi dei nostri avi, un terreno che ha una storia che deve continuare senza dimenticare quello che c’è stato prima, e per questo abbiamo pensato a questo appuntamento». (c.r.)
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