Serra di marijuana nel seminterrato del palazzo: arrestato

14 Ottobre 2023

Nei guai un 43enne di Cepagatti: ora ha l’obbligo di dimora  Indagato anche un insegnante di kickboxing di Silvi Marina

SAN GIOVANNI TEATINO. Avevano trasformato il seminterrato di un palazzo in una serra dove coltivare piante di marijuana, ben 85, già cresciute fino a un metro e venti centimetri d’altezza grazie a un impianto hi-tech con lampade alogene, ventilatore, essiccatore e climatizzatori a pompa di calore. Matteo Manetti, 43 anni di Cepagatti, è stato arrestato in flagranza dai carabinieri della stazione di Sambuceto mentre usciva da uno stabile di viale Europa a San Giovanni Teatino; il 37enne di Silvi che ha preso in affitto la taverna in questione, di professione insegnante di kickboxing, è invece indagato a piede libero.
Il blitz è scattato giovedì sera: i militari dell’Arma, nel corso di un servizio specifico per combattere il fenomeno dello spaccio di droga e garantire alla collettività livelli di sicurezza sempre maggiori, sono intervenuti a seguito delle segnalazioni di alcuni cittadini che avevano già notato il forte odore di marijuana proveniente dal locale, non abitato, con le finestre oscurate ma con i climatizzatori in funzione. Manetti è stato bloccato mentre stava tornando verso la sua automobile, parcheggiata a distanza.
Subito dopo è iniziata la perquisizione. Gli investigatori hanno scoperto il laboratorio della droga con tanto di portoncino blindato: oltre alle piante, sono spuntati anche 600 grammi di marijuana, con infiorescenze, già essiccati. Le verifiche sono state poi estese anche all’abitazione di Cepagatti del quarantatreenne: qui i carabinieri hanno trovato ulteriori 60 grammi della stessa sostanza stupefacente. A quel punto Manetti, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Giancarlo Ciani, è finito ai domiciliari in attesa dell’interrogatorio. Ieri mattina, il giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis ha convalidato l’arresto, disponendo nei confronti di Manetti, difeso dall’avvocato Edno Gargano, la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza con il divieto di allontanarsi dalla sua abitazione dalle nove di sera alle sei di mattina.
L’arrestato si è giustificato sostenendo di essere un rappresentante di prodotti cosmetici a base di cannabis e ha raccontato di aver allestito la serra, nel seminterrato, come una sorta di esperimento nell’attesa di diventare ufficialmente produttore agricolo di “cannabis legale”. Quanto ai 600 grammi di marijuana già essiccata, l’indagato ha riferito che si trattava di una prima raccolta venuta male e che lui aveva accantonato: parte delle infiorescenze le avrebbe riportate a casa per prepararsi tisane rilassanti. Le dichiarazioni di Manetti sono state ritenute dal giudice non credibili e inattendibili, viste anche le precauzioni e le cautele – dalle finestre oscurate al portoncino blindato – adottate nell’allestimento della serra.
In attesa dei risultati delle analisi chimiche, dunque, vanno considerate del tutto illegali le attività di coltivazione e commercializzazione della marijuana, in assenza del rispetto della normativa di settore. Il pm ha chiesto la conferma dei domiciliari. Secondo il giudice, la necessità di adottare una misura cautelare è legata all’evidente, intenso e attuale pericolo di reiterazione del reato. Ma, considerando che l’indagato è incensurato e gli strumenti per produrre marijuana sono stati sequestrati, è stato ritenuto sufficiente l’obbligo di dimora.
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