Sesso a scuola, il preside vuole tornare in libertà

CHIETI. Marcello Rosato vuole tornare libero. È iniziato ieri mattina il processo nei confronti del dirigente scolastico lancianese di 48 anni, all’epoca dei fatti in servizio in un istituto...
CHIETI. Marcello Rosato vuole tornare libero. È iniziato ieri mattina il processo nei confronti del dirigente scolastico lancianese di 48 anni, all’epoca dei fatti in servizio in un istituto superiore di Ortona, agli arresti domiciliari dallo scorso 19 giugno perché accusato di aver fatto «ripetutamente» sesso con uno studente ancora minorenne abusando dei «poteri connessi alla sua funzione». L’avvocato Alessandro Troilo, difensore dell’imputato, ha annunciato la presentazione di un’istanza per chiedere la revoca della misura cautelare. A decidere sarà il collegio presieduto da Guido Campli (giudici a latere Maurizio Sacco e Chiara Di Gerio). A portare avanti l’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Marika Ponziani, sono stati i poliziotti della squadra mobile di Chieti diretti dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio.
Il 2 febbraio verranno ascoltati i testimoni dell’accusa (ieri in aula c’era il pm Giuseppe Falasca), tra cui la vittima (che non si è costituita parte civile), l’ispettore superiore Nicola Di Nicola che ha condotto le indagini, una docente, una psicologa e il consulente tecnico della procura Davide Ortolano.
Nell’udienza successiva, invece, sarà la volta dei cinque testimoni della difesa. «Si tratta di collaboratori stretti del preside», spiega l’avvocato Troilo, «che potranno riferire non solo sulle modalità del comportamento di Rosato, in particolare sulla ricezione e convocazione degli studenti, ma anche su una circostanza fondamentale». Ovvero? «La persona offesa ha raccontato che gli atti sessuali sarebbero avvenuti di giovedì. Ma quel giorno della settimana, in realtà, Rosato non era neppure in quell’istituto».
Una versione non ritenuta credibile dal giudice per le indagini preliminari Andrea Di Berardino, secondo cui l’attendibilità della vittima «non è stata in alcun modo scalfita». Tutt’altro: «È stata rafforzata dallo stesso Rosato, che ha praticamente escluso qualsivoglia intento calunniatorio ai suoi danni da parte delle insegnanti e della parte offesa». E ancora: «Le negazioni dei rapporti con la vittima si fondano su circostanze tutt’altro che univoche, bensì pienamente conciliabili con la tesi accusatoria. La insistita descrizione dell’ufficio di presidenza, la cui conformazione a suo avviso non gli avrebbe consentito di agire “liberamente”, si scontra col racconto fatto dalla vittima». (g.let.)

