Sevel, interrogazione al ministro su indotto e carenza di materiali

ATESSA. Una interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Alfonso Urso, per chiedere delucidazioni sullo stabilimento ex Sevel, oggi Fca Italy, alla luce della carenza di materiali di...
ATESSA. Una interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Alfonso Urso, per chiedere delucidazioni sullo stabilimento ex Sevel, oggi Fca Italy, alla luce della carenza di materiali di fornitura che da due anni mette a dura prova la produttività dello stabilimento dei furgoni commerciali leggeri costretto a fermate anche di una settimana nonostante l'alto numero di richieste di mercato. Uno scenario che preoccupa anche l'indotto, soprattutto le fabbriche mono clienti Sevel che sono legate indissolubilmente al destino dello stabilimento di casa Stellantis. L'iniziativa congiunta è portata avanti dai parlamentari del Partito democratico, il senatore Michele Fina e il deputato Luciano D’Alfonso, che hanno depositato al Senato e alla Camera la medesima interrogazione al ministro.
Nell’interrogazione si chiede ad Urso «quali iniziative intenda adottare affinché sia garantita la competitività, la produzione e il mantenimento dei livelli occupazionali nello stabilimento ex Sevel di Atessa, di fondamentale importanza per il territorio della regione Abruzzo, e se, a tal fine, non ritenga indispensabile richiedere alla Stellantis delucidazioni in merito a piano industriale, investimenti e produzioni». Poi se «intenda istituire, al ministero delle imprese e del made in Italy, un tavolo di confronto permanente, con il coinvolgimento di Stellantis, delle rappresentanze sindacali, delle imprese dell’indotto e delle istituzioni locali, che affronti e risolva le problematiche dello stabilimento ex Sevel e delle imprese dell’indotto presenti nel territorio». Infine se il ministro «attraverso la Regione Abruzzo, intenda attivare percorsi di ammodernamento delle imprese dell’indotto legate al settore automotive con l’obiettivo di valorizzare le professionalità acquisite, favorire la riconversione delle produzioni verso la transizione ecologica e una maggiore apertura al mercato delle forniture in luogo della mono-committenza».
L’interrogazione arriva a seguito di un periodo particolarmente duro per lo stabilimento Fca Italy costretto a ridurre la turnazione da 18 a 15 turni appena pochi mesi dopo aver aumentato il ritmo produttivo, a causa della difficoltà nel reperire microchip e semiconduttori oltre che tutta una serie di materiali di subfornitura. Una situazione che ha causato anche la mancata conferma di circa mille dipendenti. Preoccupa anche l'avvio di uno stabilimento gemello in Polonia con costi produttivi inferiori a quelli italiani. (d.d.l.)
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