Sevel, l’allarme della Fiom: tutto l’indotto è a rischio

Atessa. Parla Fegatelli, segretario di Abruzzo e Molise delle tute blu della Cgil «Tante aziende monoclienti, concorrenza spietata: intervenga la Regione»
ATESSA. Come reagiranno la Val di Sangro e il tessuto industriale legato al colosso Sevel dopo che saranno conclamati gli effetti della fusione di Fca con Psa? E perché l'accordo Stellantis risulta essere sempre più un'acquisizione piuttosto che una fusione e per di più a tutto vantaggio dei francesi?
Quanto peseranno sul futuro del nuovo gruppo automobilistico (ottavo nel mondo per forza produttiva ed economica) i problemi che si trascinano da 40 anni in Abruzzo su trasporto, logistica, banda larga, investimenti, rete stradale, trasporto su ferro e comparto manifatturiero?
Sono alcuni degli interrogativi che Fiom pone a Regione Abruzzo, istituzioni e governo all'indomani di una delle più importanti fusioni industriali del mondo, i cui contraccolpi possono essere previsti per tempo, oppure segnare per sempre il destino della regione a vocazione automotive.
LE PROSPETTIVE «Abbiamo evidenziato alcuni aspetti della fusione in un documento di oltre 700 pagine», spiega Alfredo Fegatelli, Fiom Abruzzo e Molise, «e ci siamo resi conto che siamo davanti a quella che è a tutti gli effetti un'acquisizione, visto che le quote in mano ai francesi di Psa sono maggiori. Il processo avrà comunque i suoi tempi, ma ci chiediamo, di qui a qualche anno, cosa ne sarà delle aziende monocliente che hanno servito Sevel per tutti questi anni. Di fronte a una prospettiva così vasta, aziende che non si sono diversificate, potrebbero avere dei problemi di non competitività. Tolta la Denso che ha più prodotti e più clienti, tutte le altre fabbriche hanno un legame di dipendenza da Sevel».
I CAMPANELLI D’ALLARME «Il gruppo Stellantis», prosegue Fegatelli, «già sa che dovrà fare una profonda ristrutturazione. In Sevel si è partiti con le ditte di pulizia, ma chi ci dice che poi non toccherà anche ad altri fornitori?». E un segnale di cui tener conto è anche la mancata conferma di 47 interinali che hanno dovuto far posto ad altrettanti trasfertisti. «È un controsenso», precisa Fiom, «perché da un lato si abbattono i costi, dall'altro si spende di più per i trasfertisti». La produzione dei maxi furgoni in Polonia è un altro dato da tenere presente. Lo stabilimento Sevel è già alla sua capacità massima produttiva. E quest'anno la salita dovrebbe riguardare 70mila furgoni in più dello scorso anno. «Si sta però intervenendo sui turni», precisa Fegatelli, «e non su migliorie e ampliamenti dello stabilimento. In Polonia, le linee che producono i maxi furgoni potrebbero fare anche quelli normali, mentre in Sevel non si può fare il contrario».
LE SOLUZIONI Per la Fiom bisogna intervenire subito, «prima di rischiare di non poterlo più fare. Il governo, e soprattutto l'Abruzzo, devono fare la propria parte. Intervenire quando tutto è definito è inutile. Soprattutto in questo periodo dove attraverso il Recovery Plan è possibile prevedere degli investimenti che devono portare ad una transizione così come ci chiede l’Europa. La Sevel non chiuderà», conclude Fegatelli, «ha ancora una forte capacità produttiva, ma dobbiamo poter prevedere cosa accadrà di qui a qualche anno a tutto il tessuto industriale. L'Abruzzo pare non sapere che è settimo in Italia per specializzazione industriale e per incidenza delle esportazioni sul Pil, ma non esiste una politica industriale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

