Sevel, la Fiom: no al turno del sabato pomeriggio

21 Febbraio 2020

Atessa. Il sindacato insiste: «Anche con la vecchia organizzazione è possibile raggiungere record e obiettivi produttivi». Ed è polemica anche sui trasporti

ATESSA. Sevel può raggiungere record e obiettivi produttivi anche senza il turno del sabato pomeriggio. È quanto afferma la Fiom che torna a contestare l’aumento dei turni lavorativi, applicato dal 7 ottobre scorso, passati da 15 a 17 con la programmazione del lavoro anche il sabato, giornata generalmente utilizzata per gli straordinari e per questo pagata in più sulla busta paga. «Il turno di sabato pomeriggio non ha ragione di esistere: è solo un modo per l’azienda di avere la forza lavoro a propria disposizione risparmiando sul costo del lavoro a scapito della vita privata dei lavoratori. Tale scelta garantisce una maggiore flessibilità all’azienda per sopperire i grossi limiti infrastrutturali e per la fragilità della propria organizzazione. Un sacrificio che viene chiesto ai lavoratori senza dare certezze sul futuro». Per il 2020 Sevel dovrà produrre 310mila furgoni. «Oggi l’azienda potrebbe raggiungere i suoi obiettivi lavorando solo il sabato mattina», prosegue il sindacato. «Infatti, mantenendo l’impostato medio delle linee dell’anno scorso, che non è il massimo della capacità produttiva, e considerando l’eventuale fermata estiva, l’azienda potrebbe produrre più di 311.000 furgoni, ben oltre l’obiettivo prefissato, di conseguenza il sabato pomeriggio è un accanimento verso i lavoratori. La Fiom sa che per l’azienda è difficile tornare indietro rispetto a quanto concordato con i firmatari, ma, pur mantenendo l’attuale turnazione, potrebbe nel turno pomeridiano spostare il riposo a scorrimento al sabato pomeriggio per tutti i lavoratori, garantendosi una maggior forza lavoro durante la settimana visto che la Sevel è scesa sotto i 6.000 dipendenti». La Fiom fa riferimento anche alle difficoltà per i lavoratori di raggiungere lo stabilimento Sevel attraverso il trasporto pubblico locale, sia abruzzese che molisano: «Il presidente della Regione Marco Marsilio aveva promesso di sostenere le imprese e realizzare infrastrutture, ma non è in grado di poter garantire il servizio pubblico degli autobus per rispondere alle esigenze delle aziende della Val di Sangro. Visto che fanno parte dello stesso schieramento politico, perché Marsilio non si coordina con il presidente del Molise per garantire un trasporto pubblico adeguato? Mentre si parla di rendere il nostro territorio competitivo, i lavoratori sono costretti a pagare abbonamenti cari e raggiungere il posto di lavoro a piedi, di conseguenza le aziende hanno difficoltà a programmare le proprie attività».