Sevel, precari e nuovi investimenti Domani vertice azienda-sindacati

26 Agosto 2021

Rientrati sulle catene di montaggio 5mila dipendenti dopo lo stop di due settimane per le ferie estive In discussione l’apertura in Polonia dello stabilimento gemello che produrrà il Ducato più grande 

ATESSA. Sono rientrati sulle catene di montaggio lunedì scorso oltre 5mila dipendenti Sevel, dopo una pausa di due settimane. La fabbrica dei furgoni commerciali leggeri per il secondo anno consecutivo ha attivato le canoniche due settimane di ferie continuative nel solo mese di agosto invece che le cosiddette ferie “a scorrimento”, in cui i lavoratori potevano scegliere di effettuare le due settimane di riposo in un periodo da maggio ad ottobre. Un effetto dovuto alla produzione che viaggia a ritmi sostenuti e che ha previsto anche l’aumento dei turni passati da 17 a 18 (12+6).
Questa volta, tuttavia, il rientro in fabbrica è carico di aspettative e interrogativi. Alla fine di luglio il consiglio delle rsa di tutte le sigle sindacali ha deciso di aprire la cosiddetta “procedura di raffreddamento”, anticamera dello sciopero dal momento che l'azienda non aveva risposto alle istanze sulla stabilizzazione dei dipendenti in staff-leasing (i non assunti direttamente da Sevel, ma da agenzie di lavoro interinale), assunzione dei lavoratori somministrati, sull'adeguamento degli inquadramenti professionali e sulla possibilità di incentivo sui turni aggiuntivi. I numeri parlano chiaro: nel 2016 si sono prodotti 290.000 furgoni e i lavoratori Sevel a tempo indeterminato erano 6.059, nel 2021 si andrà oltre i 300mila veicoli e i lavoratori Sevel sono 5.670 e i somministrati sono attualmente 705 (625 somministrati in staff leasing e 80 a tempo determinato). Ad infliggere tuttavia un duro colpo sulla produzione è stata anche la mancata fornitura di microchip dall'Asia, una situazione che, presumibilmente, si protrarrà per tutto l'anno e che è già costata a Sevel la sospensione di 16 turni lavorativi e la perdita di circa 6mila furgoni che non potranno essere recuperati visti i ritmi serrati della nuova turnistica.
E grande preoccupazione, oltre alle mancate stabilizzazioni dei dipendenti e alle scarse assunzioni, è anche la partenza, entro settembre, di uno stabilimento-gemello a Sevel a Gliwice, in Polonia, dove saranno realizzati 100mila furgoni l'anno del tipo a "passo lungo" ossia più grandi del classico Ducato. È, di fatto, la fine del monopolio della costruzione di furgoni commerciali leggeri in Europa e l'allarme si espande anche all'indotto che potrebbe essere chiamato per lavorare praticamente sugli stessi pezzi del furgone made in Atessa, ma a prezzi molto più contenuti. Altro campanello d'allarme è, al momento, la mancanza di investimenti e di interventi sullo stabilimento di contrada Saletti che, a breve, dovrebbe ospitare la realizzazione dei Ducato full electric. I sindacati hanno previsto un nuovo incontro con la direzione aziendale per domani. La Fim ha già annunciato, tramite il segretario nazionale Ferdinando Uliano, di essere pronta allo scontro e uno sciopero generale potrebbe essere dietro l'angolo.
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