Sevel, ripartono le linee di produzione

Atessa. Riprendono oggi le lavorazioni ma i rappresentanti sindacali sono perplessi: «Abbiamo espresso i nostri timori»
ATESSA. Riparte oggi la produzione in Sevel. Le linee hanno ripreso le lavorazioni al primo turno delle 5.45 di questa mattina, dopo lo stop produttivo che durava da giovedì. La decisione è stata comunicata ieri pomeriggio dalla direzione aziendale dopo che, nel corso di tutta la mattinata, si era svolto un sopralluogo con i rappresentanti sindacali aziendali e per la sicurezza del lavoro di Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl per la verifica delle misure adottate in fabbrica per contrastare il contagio da coronavirus, così come richiesto dai recenti decreti del presidente del Consiglio dei ministri. I rappresentanti sindacali avevano tuttavia sconsigliato la riapertura.
«Abbiamo espresso i nostri timori», spiegano le rsa e rls Sevel, «legati al fatto che sarà molto difficile tenere la distanza raccomandata dal decreto non solo sulle linee, ma anche nelle fasi di entrata e di uscita dei dipendenti. Per molti lavoratori pendolari inoltre sarà difficile anche compiere il tragitto in sicurezza». Per questo, a partire da oggi, gli stessi rappresentanti sindacali inizieranno delle verifiche concrete all'interno dello stabilimento. La produzione intanto viaggerà a ritmi più blandi. Si calcola una riduzione di circa 300/400 furgoni al giorno, il che dovrebbe portare ad una produzione massima di circa 900 veicoli al giorno invece che di 1.200. Ma i numeri sono tutti da verificare in base alle assenze come congedi e malattie e alle situazioni, anche dal punto di vista della fornitura dei materiali, che si andranno a determinare a partire da oggi. Intanto le postazioni "critiche" all'interno dello stabilimento dal punto di vista della vicinanza dei lavoratori, sono state ridotte da 138 a circa 18; potenziati anche i cicli di frequenza delle pulizie delle aree relax, mensa, spogliatoi e uffici. Nei reparti di montaggio, lastratura e verniciatura 1 sono state apportate delle modifiche all’organizzazione del lavoro in modo da prevedere nuove saturazioni, maggiori spazi tra le postazioni e lo “spacchettamento” delle operazioni. Le mascherine saranno destinate solo a quei lavoratori che, per ragioni di organizzazione del lavoro, non potranno rispettare la distanza di sicurezza di un metro.
Ma i lavoratori restano fortemente preoccupati proprio per le caratteristiche di uno stabilimento di 1,2 milioni di metri quadri, di cui 344mila al coperto. I rappresentanti sindacali di Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl avvertono che da oggi i lavoratori che non si presenteranno al lavoro saranno coperti dalla cassa integrazione prevista dal governo per l'emergenza Covid-19.
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