Sevel, saltano altri nove turni di lavoro

Questa volta mancano le forniture di diversi componenti: lo stabilimento resta chiuso dalle 5.45 di oggi alle 5.45 di sabato
ATESSA. Altri nove turni di fermo produttivo a partire da oggi per Sevel, la fabbrica dei furgoni commerciali leggeri a marchio Stellantis.
E la ragione è sempre la stessa: mancanza di componenti. Una circostanza, quest'ultima, che non ci si aspettava potesse ricapitare così a breve termine dall'ultimo stop (venerdì scorso), nonostante il fatto che l'azienda, sia prima che dopo le ferie estive, avesse avvisato i rappresentanti sindacali che le fermate produttive sarebbero state ancora diverse e fino alla fine dell'anno.
Lo stabilimento di contrada Saletti resta chiuso quindi dalle 5,45 di oggi alle 5,45 di sabato mattina 3 settembre. Da sabato, per il secondo e terzo turno, e per il secondo turno di domenica, si fermerà anche il reparto Ckd che produce componenti per il Messico.
Questa volta non si tratta nemmeno di un pezzo elettronico destinato a comporre i furgoni Stellantis, ma di diverse componenti mancanti che l'azienda non ha specificato. Si spera solo che la fermata di 9 turni serva ad accaparrarsi il più possibile fornitura in modo da cercare di lavorare per tutta la prossima settimana.
Se non fosse per il problema della sub fornitura, che sta interessando la quasi totalità delle aziende in Italia e nel resto del mondo, non solo del comparto automotive, Sevel sarebbe in grado di lavorare a pieno regime grazie agli ordinativi sul mercato.
Ma la situazione di incertezza geopolitica ed economica si sta abbattendo come una mannaia sulle imprese. Per Sevel i contraccolpi sarebbero pesantissimi, dal momento che lo stabilimento impiega oltre 5mila dipendenti e che muove un indotto di 20mila addetti.
Proprio la difficoltà di reperire componenti, sia elettroniche, ma anche di parti del veicolo come scatole guida, motori e pezzi che compongono i tergicristalli, ha decretato un brusco arresto alla corsa della fabbrica dei record, passata da 18 a 15 turni, non lavorando più di sabato e di domenica eccetto per qualche giornata di straordinario che, comunque, spesso vengono pianificate e poi disdette a poche ore dall'inizio del turno per improvvise e inaspettate carenze di materiali. (d.d.l.)
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