Sgomberato palazzo di sei piani Muri solcati dalle crepe da 7 anni

La frana della collina, Ferrara firma il provvedimento per il condominio Miravalle con 15 appartamenti L’immobile è vicino a due palazzine già demolite. L’amministratore: sarà ricostruito con il bonus 110%
CHIETI. Scatta l’ordinanza di sgombero per un palazzo di 6 piani solcato dalle crepe in via Don Minzoni, a poca distanza dal condominio Trinchese già demolito. A firmare il provvedimento per il palazzo Miravalle, dopo l’allarme dei condomini, le perizie tecniche degli ingegneri e un sopralluogo dei vigili del fuoco, è stato il sindaco Diego Ferrara «in relazione alle precarie condizioni dell’edificio» e a «un potenziale pericolo per l’incolumità delle persone».
CREPE SULL’EDIFICIO Sono 15 le famiglie interessate dallo sgombero: il Miravalle, due piani seminterrati più altri 4 fuoriterra, è composto di 15 appartamenti, garage, magazzini e l’ex palestra Dea (chiusa). Ormai i muri sono distrutti dalle crepe; i telai delle porte hanno cambiato forma e somigliano più a dei rombi che a dei rettangoli. È dal 2015 che i residenti segnalano la minaccia della frana della collina che guarda verso via Gran Sasso con il viadotto percorso ogni giorno da migliaia di auto, camion e moto. Con il passare del tempo, la situazione si è soltanto aggravata. Da un anno, con l’immobile sempre più a rischio, i primi inquilini hanno cominciato a lasciare le case cercando altre sistemazioni. Il 3 dicembre 2021, l’amministratore Lisa Federico dello studio Ecaf ha chiesto al Comune di vietare l’uso degli appartamenti: una richiesta che si fonda su un rapporto dei vigili del fuoco che ritengono «necessario rendere temporaneamente non fruibili le unità immobiliari». E a distanza di 4 mesi, ecco la decisione dello sgombero: in una settimana il palazzo dovrà essere liberato. «Ma l’ultimo condomino ha già lasciato l’appartamento in questi giorni», dice Federico. E adesso? Anche questo palazzo dovrebbe essere abbattuto e ricostruito: «L’obiettivo è sfruttare il bonus del 110%», dice l’amministratore.
GLI ALTRI PALAZZI Il Miravalle, il Trinchese (primo immobile raso al suolo) e il Panoramico (abbattuto per metà) non sono gli unici edifici alle prese con il rischio crollo innescato dalla frana: sono 17 le palazzine della zona che devono fare i conti con le crepe. A fare paura è la frana che minaccia il versante di via Gran Sasso, via Fonte Vecchia e via Don Minzoni. Nell’analisi dell’ingegnere Giuseppe Matricardi, incaricato dai residenti del Panoramico di studiare il dissesto in corso, si parla di «precaria situazione di stabilità del versante collinare» e si dice che il dissesto parte da via Gran Sasso: all’altezza del civico 126 c’è un avvallamento della strada che si ripresenta dopo ogni intervento di riparazione: secondo l’ingegnere, quel cedimento sarebbe «un segno evidente» dello «scivolamento» della collina.
CACCIA ALLE PERDITE Il 4 marzo scorso, il Comune e l’Aca, con il coordinamento del geologo Fabio Colantonio, hanno avviato la ricerca di perdite d’acqua proprio in questa zona, tra via Gran Sasso e via Arenazze: potrebbero essere le perdite d’acqua ad accentuare la frana. In attesa di un progetto, sono due le ipotesi prese in considerazione dal Comune: la prima è realizzare un sistema di drenaggio delle acque superficiali che si infiltrano lungo via Silvino Olivieri fino a via Arenazze; la seconda è intervenire con una serie di paratie alla base del viadotto Gran Sasso, uno dei cavalcavia cittadini con «notevoli criticità».
IL PONTE SOTTO I PALAZZI In un dossier del 2018, trasmesso al governo con la richiesta di 670mila euro per i lavori di messa in sicurezza, si parla così del ponte: «Il viadotto presenta notevoli criticità (in particolare in corrispondenza dei giunti). Si evidenzia il tratto viario lesionato e degradato, le armature ossidate per assenza di copriferro a causa di infiltrazioni d’acqua e il guard rail deformato. Il tratto pedonale, in un lato del viadotto, risulta interdetto al passaggio».

