Si bloccano gli scrutini: Chieti è in prima linea

Le adesioni maggiori registrate alle scuole superiori e medie della provincia Andrea Leonzio (Cisl): «C’è chi vuole andare a Roma a incatenarsi al ministero»
CHIETI. Sindacati e insegnanti sono soddisfatti, lo sciopero contro la riforma targata Renzi incassa, a livello Regionale, circa il 75 per cento delle astensioni. E la provincia teatina si piazza al primo posto rispetto alle altre tre. «Un buon risultato» commenta il segretario regionale della Cisl Scuola Andrea Leonzio «questo anche grazie alla pianificazione delle giornate di sciopero che hanno coinvolto tutte le scuole medie e superiori della provincia».
Uno sciopero «a scacchiera» che consentirà di far ruotare i docenti in modo che ciascuno e non sempre gli stessi possano dare il loro contributo alla causa. Domani si replica e non si escludono altre forme di protesta oltre al blocco degli scrutini. «Ci sono insegnanti della provincia che hanno manifestato l’intenzione di incatenarsi al ministero. Va comunque ricordato che lo sciopero, «aggiunge Leonzio «non andrà ad intaccare l’iter degli esami di maturità, come previsto dalla legge».
Ma perché molti insegnanti bocciano il ddl Renzi?
«I punti sono diversi, tra questi», spiega Leonzio, «il vuoto progettuale pedagogico e didattico, perché ha l’unico scopo di tagliare fondi alla scuola pubblica per dirottarli nelle scuole paritarie, contro il dettato costituzionale».
Il coro dei no è rivolto anche ai «massicci investimenti nella “buona scuola”, mentre per 22 volte ripete che tutto verrà fatto “senza oneri aggiuntivi”. Per gli insegnanti «frondisti» verrebbero sbandierate assunzioni, che sarebbero invece «solo turn over e atti dovuti (vedi sentenza della Corte di Giustizia Europea»
E ancora. «Il ddl non stabilizza nessuno, perché i contratti a tempo indeterminato saranno senza la sede di titolarità. E ancora priva i docenti della libertà di insegnamento, esponendo i più fragili a sentirsi ostaggio dei poteri forti».
Per gli insegnanti la riforma «permette ad enti privati d’influenzare la costruzione dei curriculum e delle materie di insegnamento, segna la fine della contrattazione collettiva, introduce la “chiamata diretta” degli insegnanti, violando la Costituzione e affida, insidia pericolosissima, 10 deleghe in bianco al Governo, per fare successivamente, senza discussione parlamentare, quello a cui si finge di rinunciare ora». «Ricordiamo» fanno sapere i docenti in lotta «che gli insegnanti della vera buona scuola pubblica non hanno timore della valutazione e non sono autoreferenziali, come hanno cercato di far credere all’opinione pubblica. Ma non è affidando la loro valutazione al Dirigente Scolastico, che la scuola migliorerà. É invece necessario», concludono, «un organismo autonomo e indipendente. Per questo, con garbo, dissentiamo».

