Si fa male al lavoro Operaio costretto a tornare in fabbrica

Un lavoratore di 63 anni racconta: «Devo essere operato ma l’Inail fatica a coprire i giorni di attesa per l’intervento»
CHIETI. Rimandato al lavoro dopo un infortunio in fabbrica da un medico dell’Inail.
A raccontare la storia è G.P., 63 anni, operaio di una azienda metalmeccanica allo Scalo.
«Faccio l’operaio da oltre 22 anni» racconta l’uomo «e 15 giorni fa circa ho accusato un dolore fortissimo all’inguine. Io sposto bobine pesanti prima dell’imballaggio, e come temevo mi è stata riscontrata una ernia inguinale. Mi sono recato al pronto soccorso e mi sono stati dati 7 giorni, in più mi è stato detto che avrei dovuto sottopormi ad un intervento chirurgico. Mi sono prenotato per l’operazione al Cup ma mi è stato detto che il policlinico non fa più questo tipo di intervento, perché non ritenuto urgente, e mi hanno dirottato alla clinica Pierangeli a Pescara. Purtroppo i tempi di attesa prospettati sono lunghi, almeno una quindicina di giorni. Così scaduta la settimana di riposo» prosegue l’operaio «sono tornato a visita all’Inps. Nonostante il dolore diffuso il medico mi ha dato solo 3giorni e mi ha rispedito al lavoro. Cosa che ho fatto, ma il dolore è peggiorato con gli sforzi fatti durante il turno. Come è possibile che accada tutto questo? Se un lavoratore ha un problema che per essere risolto deve essere operato non può durante l’attesa fare finta di nulla e tornare a lavorare». L’operaio è tornato di nuovo al pronto soccorso: altri 3 giorni. Alla scadenza ieri G.P. è tornato all’Inail e un altro medico, diverso da quello della settimana precedente, gli «concesso» 9 giorni di riposo.
«È uno strano modo di tutelare i lavoratori» commenta G.P. «sembra quasi che i giorni debbano essere contrattati. Io mi sono infortunato in fabbrica e non in vacanza. Credo di avere il diritto di tutelare la mia salute e se ci sono lunghe code per l’intervento chirurgico non è colpa mia». Ora l’operaio resterà fermo 9 giorni, ma alla loro scadenza sarà punto e a capo se nel frattempo non arriverà il suo turno per l’intervento. «Se la prassi è questa» conclude «è da rivedere. Come si fa a pretendere che uno lavori nelle mie condizioni prima di finire sotto i ferri? » (y.f.)

