Si finge medico e spilla soldi a un paziente

6 Aprile 2018

Ex dipendente dell’ospedale a giudizio per truffa e peculato, l’accusa: si fa pagare da un malato di tumore per gli esami

CHIETI. Si finge un oncologo e spilla soldi a un paziente ammalato di cancro per degli esami specialistici che non verranno mai eseguiti. Ma alla fine il paziente si accorge di essere stato truffato e denuncia il falso medico. E così Giampietro Maccione, 66 anni di Fara Filiorum Petri, finisce nuovamente nei guai, dopo che nel 2016 era stato condannato in primo grado per gli stessi reati.
Mercoledì scorso l’indagine della procura affidata al sostituto procuratore Lucia Campo è finita sul tavolo del giudice per l’udienza preliminare Luca De Ninis che ha rinviato a giudizio Maccione per peculato e truffa. Nella stessa udienza la Asl, assistita dall’avvocato Fabrizio Piscione, si è costituita parte civile.
I fatti sono accaduti il 4 aprile del 2014. Quel giorno Maccione incontra il paziente con problemi oncologici e gli si presenta come un medico oncologo. Indossa un regolare camice bianco e il paziente non può sapere che in realtà non è un medico ma un tecnico di laboratorio. La qualifica con cui l’uomo è stato assunto alla Asl è infatti quella di preparatore tecnico di laboratorio. Maccione lavorava, infatti, al Laboratorio analisi del Santissima Annunziata. Secondo la ricostruzione della Procura, il 4 aprile del 2014 Maccione «con artifici e raggiri consistiti nell’essersi presentato» a un paziente di Campli «quale medico oncologo in servizio presso l’ospedale di Chieti, garantendogli di potersi occupare di tutte le formalità amministrative necessarie per eseguire gli esami e le analisi a cui il paziente doveva sottoporsi, facendosi a tal fine consegnare dapprima la somma di 200 euro dopo alcuni esami e a somma di 380 euro a suo dire per analisi con macchinari più avanzati, traendo in errore il paziente sia sulla sua qualifica che sulla destinazione del denaro a lui consegnato».
Ma il raggiro in cui è caduto il paziente che doveva curarsi da un tumore non è l’unico che Maccione avrebbe messo a segno. Perché un altro caso, che si è verificato un anno prima, nel 2013, è finito al centro di un altro processo per peculato e truffa. A marzo del 2016, infatti, Maccione era stato condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi di detenzione e a 5mila euro di risarcimento danni alla Asl. In quel caso, secondo le accuse, si era intascato i soldi del ticket pagato da un paziente. Lavorando al laboratorio analisi come addetto allo sportello, ha tenuto per sé i 220 euro che un paziente del Vastese gli aveva dato per pagare il ticket relativo a diversi esami richiesti. Anche in quel caso è stato il paziente a denunciarlo. A stare alla ricostruzione dell’accusa, l’uomo aveva chiesto a Maccione la possibilità di effettuare delle analisi specifiche. Maccione gli aveva risposto che quei test particolari non venivano fatti nel laboratorio analisi dell’ospedale teatino, ma che si poteva interessare lui di persona per sottoporlo ad altri esami equivalenti. A questo punto ha chiesto e ottenuto di sottoporre il paziente a un prelievo di sangue e a un tampone e poi ha chiesto i 220 euro per il pagamento del ticket, sebbene poi di fatto l’esame diagnostico prescritto non sia stato mai portato a termine. Dei 220 euro si perse ogni traccia. Il tecnico di laboratorio infatti non aveva mai rilasciato al paziente la ricevuta, dicendo che gliela avrebbe data in un secondo momento. Cosa che non ha mai fatto. è stato proprio questo particolare che ha insospettito il paziente che in seguito ha ritelefonato per avere la ricevuta, ma Maccione lo ha sempre evitato con delle scuse. È stato proprio questo particolare a insospettire il paziente che in seguito ha ritelefonato per avere la ricevuta, ma Maccione lo ha sempre evitato con delle scuse. Il paziente decise di raccontare la sua storia all’Ufficio relazioni con il pubblico che girò subito la segnalazione alla direzione generale Asl.