Si prendono la casa, condannati per usura

Coppia di Popoli alla sbarra: 5 anni a lui e 4 a lei. Alla vittima di Chieti servivano soldi per curarsi
CHIETI. Per pagarsi le cure era finito nelle mani di due presunti strozzini che, secondo l’accusa, gli hanno tolto tutto. Anche la casa. Ma ieri mattina, il tribunale di Chieti, presieduto dal giudice Geremia Spiniello, ha condannato per usura una coppia di Popoli. Pietro Papa, 62 anni, originario della provincia di Taranto, ha avuto cinque anni di reclusione, e Anna Miaskova, di 47 anni e di origini russe, quattro anni. La vittima C.P., 53 anni di Chieti, si è costituito parte civile. Il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto 4 anni per l'uomo e l'assoluzione per la donna per non aver commesso il fatto. Il tribunale invece ha anche condannato i due ad una provvisionale di 15mila euro, disponendo una confisca del profitto per un valore di 27 mila euro. Secondo l'accusa i fatti si consumarono dal febbraio 2010 fino al novembre 2011. La parte offesa, sofferente di una patologia molto grave, aveva bisogno di cure costose e per questo si rivolse a quello che credeva potesse aiutarlo. A Papa chiese un prestito di 23mila euro. A fronte di questo prestito, secondo quanto ha ricostruito l’accusa, l’imputato e la sua compagna si sarebbero fatti consegnare 5 cambiali da 10 mila euro, due da saldare il 30 settembre del 2010, una il 18 novembre dello stesso anno, e le ultime due il 30 novembre seguente, più una “cambialona” di 50mila euro che scadeva il 31 ottobre del 2010. Ma l’azione di strozzinaggio, sempre secondo la procura, non sarebbe finita qui. Infatti successivamente, a causa del mancato pagamento della prima e della quinta cambiale, i due si facevano consegnare da C.P. due assegni dell’importo di 82 mila euro e costringevano la parte offesa a intestare alla Miaskova l’appartamento dove viveva, del valore di 162mila euro. Una situazione che portò l’uomo in una condizione di prostrazione. Malato e pieno di debiti, C.P., ha però avuto la forza di denunciare la coppia. Ieri le condanne inflitte dal collegio giudicante presieduto da Spiniello e composto dai giudici Luca De Ninis e Andrea Di Berardino.
La vittima ha seguito il processo fino all’ultimo. E’ apparsa stanca e molto malata. Ha perso anche la casa ma chi era in aula lo ha visto, per un attimo, accennare un sorriso mentre i giudici condannavano i suoi presunti aguzzini.

