Sit-in del Partito comunista: «Amazon, no al precariato»

15 Marzo 2021

SAN SALVO. Un sit in davanti al sito dove verrà costruito il nuovo stabilimento Amazon per dire no al lavoro precario. È quanto inscenato sabato mattina da alcuni militanti del Partito comunista del...

SAN SALVO. Un sit in davanti al sito dove verrà costruito il nuovo stabilimento Amazon per dire no al lavoro precario. È quanto inscenato sabato mattina da alcuni militanti del Partito comunista del Vastese, contrari «allo sfruttamento e contro la classe politica locale che fallisce a ogni suo passo, incapace di progettare un’idea di territorio sostenibile».
«Amazon prevede 3.000 dipendenti a regime e questo entusiasma tutti», commentano i militanti, «però, è anche vero che non creerà 3.000 posti di lavoro fissi, ma 3.000 lavoratori precari che saranno costretti a competere tra loro per un rinnovo che alla fine non ci sarà, come non c’è stato per i 2.000 lavoratori dello stabilimento di Colleferro, licenziati alla vigilia di Natale. Dopo Amazon il Vastese diventerà un deserto: quando avrà spremuto i lavoratori del territorio fino all’ultima goccia di sudore, andrà altrove a fare lo stesso anche se nel frattempo, avranno abbassato la saracinesca migliaia di attività vere, migliaia di piccole realtà che ancora garantiscono quel po’ di lavoro autentico».
Nel mirino dei militanti del Partito comunista finisce l’organizzazione del lavoro del gigante dell’e-commerce «con ritmi imposti anche di 360 smistamenti l’ora, 6 al minuto, uno ogni dieci secondi, percorrendo, in una giornata, anche 20 km con una tensione fisica, mentale ed emotiva così alta che molti magazzinieri Amazon sono dovuti ricorrere a farmaci per tenere quei ritmi lavorativi e che scarica sulla società i costi delle patologie di lavoratori ipersfruttati, buttati fuori dal ciclo produttivo quando non servono più». (a.b.)
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