Siti archeologici chiusi: così accogliamo i turisti

Dalle Terme ai Tempietti romani cancelli e porte restano rigorosamente sbarrati Un lettore scrive al Centro e sbotta: è come se a Verona vietassero l’arena
CHIETI. «Chieti non sarà di certo Verona, ma i siti storici anche quest'estate sembrano essere sempre in ferie». Con questo messaggio un residente del colle ci ha sottolineato lo stato di totale abbandono estivo di tre dei principali siti archeologici della città. Nell'ordine partendo dal centro storico: i tempietti romani, le terme romane e Chieti sotterranea. Siamo andati a verificare: è vero, a Chieti anche la cultura d’estate va in ferie e chiude bottega.
La città d’Achille sarà pure tra le più antiche, belle e sottovalutate del Centro Italia, come definita nei giorni scorsi da un simpatico articolo, seppur poco preciso, del sito inglese swide.com dedicato a viaggi e curiosità, ma è di certo, considerando il suo potenziale, anche una delle più trascurate. Per i turisti non devono e non possono bastare dei semplici cartelli con orari di prenotazioni, soprattutto una volta giunti sul posto, come alle terme romane che, dopo il periodo di visite delle scuole in tarda primavera o in occasione delle giornate del Fai, è tornato ad essere un sito archeologico dall'aspetto trasandato, invaso da rovi e sterpaglie già dalla stradina d'accesso.
Poi, addirittura nessun cartello specifica le attività dei tempietti all'ingresso sulla strada, come anche l'ingresso di Chieti sotterranea da via Federico Salomone. E sperare nelle informazioni sul web o sulle guida cartacee è utopia. Sinergia tra i vari luoghi d'interesse deve invece diventare l'obiettivo.
Del resto è proprio in questa caratteristica che le altre città che precedono Chieti nella classifica delle più (ingiustamente) sottovalutate da swide.com risultato essere turisticamente più forti, oltre che per i monumenti di cui si fregiano. «Per la nostra città», commenta il residente che ci ho sottoposto le chiusure dei siti archeologici, «è un grande danno turistico. Vederli chiusi senza programmazioni», conclude il suo messaggio, «è uno scandalo. Come se l'arena a Verona fosse vietata d’estate ai turisti».
Giacomo Ioannisci

