Sixty, nuvole nere: c’è aria di chiusura

5 Agosto 2016

L’azienda chiede la cassa integrazione straordinaria per problemi di mercato. I sindacati: dopo Ferragosto vediamo

CHIETI. È allarme nella Sixty Distribution per la richiesta di cassa integrazione straordinaria che coinvolgerebbe oltre la metà del personale lavorativo a cui, al termine del periodo, non è stata assicurata la certezza di tornare al proprio impiego. Le forze sindacali si sono messe subito al lavoro, ma l’orizzonte appare fosco. «È tutto ancora da approfondire», dice Carlo Petaccia, della Cgil, «ma le prospettive non sono buone. Spero fortemente di sbagliarmi, ma la sensazione è che da qui a un anno della Sixty a Chieti non rimarrà più nulla». Tre anni fa era stato siglato l’accordo ministeriale che imponeva al nuovo proprietario, il gruppo asiatico Trendy International, di verificare la possibilità di mantenere a Chieti ciò che rimaneva della vecchia Sixty, che ai tempi d’oro del geniale stilista Wicky Assan contava circa 700 lavoratori. Di quell’impero andato in crac, Sixty Distribution, acquisito un ramo d’azienda, con 42 addetti porta avanti quelle poche attività rimaste a Chieti, relative al marchio di punta Miss Sixty e agli altri due marchi Killah e Energie. Il marchio Refrigiwear è stato venduto a Renato Rossi, cofondatore di Sixty nel 1987 insieme a Hassan. Dalle ceneri di Sixty è nata anche un’altra azienda, ancora più piccola, che si chiama +39 e che si occupa di logistica e attività di supporto. Oltre allo stabile di via Piaggio, ci sono anche i magazzini che accolgono lo spaccio aziendale, tutti immobili che i commissari liquidatori Pierluigi Pennetta e Lucio Raimondi cercheranno di vendere al più presto.

«Ai sindacati», dice ancora Petaccia che segue la vertenza insieme a Ettore Di Natale della Cisl, «è stato riferito che la richiesta della cassa integrazione straordinaria è dovuta a problemi di mercato e ad altri fattori di tipo economico-finanziario. Ci hanno continuato a ripetere che il rilancio passa soprattutto per il nuovo showroom di Milano e proprio questa prospettiva ci fa pensare che ci sia il rischio concreto che a Chieti verrà chiusa tutta l’attività».

In via Piaggio, nella vecchia sede della Sixty, affittata in parte a Sixty Distribution, tira dunque aria di dismissione. E fra i lavoratori c’è poca voglia di battagliare, presi soprattutto da sfiducia e scoraggiamento. E così, mentre i cinesi mirano a quotare in borsa il marchio Miss Sixty, che pare stia andando bene soprattutto sui mercati asiatici, a Chieti si assiste alle battute finali di una delle più grandi realtà del mondo dell’abbigliamento ex made in Italy. «La pausa di Ferragosto servirà per approfondire meglio la situazione», conclude Petaccia, «sebbene la prospettiva paia ormai segnata».