Società fantasma e false operazioni per non pagare le tasse: 5 nei guai

Il pm chiede il processo anche per l’imprenditore Alfiero Marcotullio, ex presidente del Chieti Calcio «Simulata la cessione per 10 milioni di euro di un impianto per i rifiuti: così hanno ingannato il Fisco»
CHIETI. Hanno inventato un meccanismo per non pagare le tasse attraverso due società fantasma e una falsa operazione da dieci milioni di euro. È l’accusa che la procura della Repubblica di Chieti muove nei confronti di cinque persone: il pm Giuseppe Falasca ha chiesto il processo per Massimiliano Ambrosini, 54 anni di Cepagatti, all’epoca dei fatti amministratore della ditta Green Develop; Silverio Marrone, 61 anni di Rosciano, nella qualità di amministratore dell’azienda Seal; Pietro Profeta, 58 anni di Pescara, amministratore della società Teate Ecologia; Alfiero Marcotullio, nella veste di amministratore della Blu Parking, molto conosciuto in città per essere stato presidente del Chieti Calcio ed ex gestore dei parcheggi a pagamento; e Giuseppe Mazzocchetti, 59 anni, commercialista di Montesilvano. I primi due imputati devono rispondere di «emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti»; gli altri tre, invece, sono accusati di «indebita compensazione di crediti d’imposta inesistenti».
L’INCHIESTA
Le indagini sono state condotte dalla guardia di finanza. I cinque (per i quali vale naturalmente la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva), assistiti dagli avvocati Vittorio e Alessandra Supino, Diego Bracciale, Ivan Notaristefano, Antonello Salce e Antonio Pimpini, respingono gli addebiti. L’udienza preliminare, in programma ieri, è stata aggiornata al prossimo 29 giugno, quando il gup Andrea Di Berardino deciderà se rinviare a giudizio gli imputati oppure proscioglierli.
DITTE FITTIZIE
Marrone e Ambrosini, secondo gli accertamenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria, erano alla guida di due imprese «di fatto inesistenti e inoperanti». Quanto alla Seal, inizialmente la società aveva la propria sede dichiarata a Chieti, in via dei Frentani: i sopralluoghi hanno però svelato che a quell’indirizzo c’era un terreno a cielo aperto, «senza una qualsivoglia struttura che potesse essere individuata come uno stabilimento adibito per l’esercizio di una normale attività aziendale». La Green Develop, sempre in base alle indagini delle fiamme gialle, aveva invece sede «in una villetta adibita ad abitazione privata, priva di ogni qualsiasi segno distintivo riferibile alla società». Ambrosini e Marrone sono accusati di essersi accordati per consentire alla Teate Ecologia e alla Blu Parking di evadere l’Iva attraverso un sistema complesso e articolato.
IL MECCANISMO
La Seal ha emesso una fattura da 10 milioni di euro relativa alla finta cessione, nei confronti della Green Develop, del «diritto di brevetto e uso esclusivo» di Eco Future, un impianto di essiccazione e polverizzazione dei rifiuti. In questo modo, la Green Develop ha maturato un credito di imposta. Il passaggio successivo è stata l’ulteriore cessione dell’impianto, anche in questo caso fasulla, alla Teate Ecologia che, secondo il pm, ha così acquisito parte di quel credito e ha potuto utilizzarlo per la compensazione del proprio debito d’imposta per un totale di 1.046.100 euro.
L’altra parte del beneficio ottenuto dalla Green Develop è stata impiegata per un’operazione analoga. La società amministrata da Ambrosini, infatti, ha stipulato un contratto con la Blu Parking, si è accollata i debiti di quest’ultima e – sostiene la procura – li ha compensati indebitamente per 521.076,40 euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

