Soldi sottratti agli anziani Scatta la sospensione

Procedimento disciplinare per le due lavoratrici che la Procura vuole processare La responsabile del San Giovanni Battista: dobbiamo salvaguardare gli ospiti
CHIETI. «Abbiamo aperto un procedimento disciplinare interno e abbiamo avviato le procedure per la sospensione delle due lavoratrici». La responsabile degli istituti riuniti di assistenza “San Giovanni Battista”, Sandra DeThomasis, risponde in questo modo alla domanda su cosa sta facendo l’ente a seguito della richiesta di rinvio a giudizio che la Procura di Chieti ha formulato nei confronti di due dipendenti delle case di riposo. Si tratta di Patrizia Cavalli, 64 anni, originaria di Rieti ma residente a Chieti, che ricopre il ruolo di coordinatrice infermieristica, e Marta Mantini, 57 anni, di Chieti, che ha l’incarico di coordinatrice del settore educativo, difese entrambi dall’avvocato Placido Pelliccia. Attualmente le due dipendenti non sono in servizio ma solo perché entrambe in malattia. La richiesta di rinvio a giudizio avviata nei loro confronti dal sostituto procuratore Lucia Anna Campo ipotizza il reato di circonvenzione di incapace: le donne sarebbero riuscite a farsi dare dei soldi dai pazienti ricoverati. Un’accusa sulla quale dovrà pronunciarsi il giudice per le udienze preliminari, Antonella Redaelli, che il 18 maggio prossimo, data in cui è stata fissata l’udienza preliminare, deciderà se rinviare o meno a giudizio le due lavoratrici.
Il caso era scoppiato a marzo del 2014, quando l’allora commissario degli Istituti riuniti di assistenza, Concezio Tilli, presentò un esposto alla Procura, che aprì l’inchiesta e cominciò ad indagare. Si scoprì che dai libretti postali di alcune pazienti erano spariti un bel po’ di soldi: i 21.461 euro di Rosina erano calati a poco più di 4.000 euro, i 53.900 di Lauretta erano diventati 2.000, gli 81.419 di Nannarella erano scesi a 54.655. Tutte e tre non avevano in pratica spese, essendo ospiti fisse delle case di riposo, se non qualche capo d’abbigliamento e qualche altra piccola cosa. Complessivamente erano cinque gli eventi sospetti. In tutti i casi i libretti postali falcidiati appartenevano a pazienti che da molto tempo erano assistite nella struttura, alcune sin da quando erano ragazze. Nessuna di loro aveva un tutore, nonostante fossero malate psichiatriche. La sparizione sospetta dal conto delle pazienti ammonterebbe a 125.550 euro.
«Abbiamo avviato tutte le procedure previste dalla legge», dice la De Thomasis, «il nostro primo obiettivo è quello di salvaguardare gli ospiti e il buon nome della struttura, compito che stiamo portando avanti nonostante le difficoltà economiche che questo ente pubblico di assistenza sta ancora attraversando. Ricordiamo che il personale non può in alcun modo prendere soldi dai pazienti. Se fosse dimostrato che sia avvenuto questo, per noi non è importante che sia provata l’accusa di circonvenzione di incapace».

