Sono ai domiciliari ma rubano lo stesso

Tre arrestati: in casa trovate anche armi da guerra. I carabinieri: chi è stato derubato venga a recuperare la refurtiva
CHIETI. Rubavano di tutto nelle case, nei negozi e nei cantieri: latte da 30 litri d’olio, un’affettatrice, una macchina per il caffè, monete antiche da collezione, assegni bancari, pellicce, spade e coltelli a serramanico, trapani, maschere da saldatori. E anche lenzuola ricamate a mano. Ma i tre ladri romeni sono stati incastrati proprio da quel corredo matrimoniale con il pizzo inconfondibile.
Professionisti dei furti anche se agli arresti domiciliari per una serie di altri colpi messi a segno nel Chietino: adesso, Hristu Mihaita, 36 anni, Adrian Gherasim (32) e Gheorghe Negoita (34) sono rinchiusi nel carcere di Madonna del Freddo a Chieti su disposizione della pm Marika Ponziani. E in una rimessa agricola di fronte al loro appartamento di via Curtatone, i carabinieri hanno trovato anche una santabarbara: centinaia di munizioni da guerra, un lanciarazzi e anche 75 proiettili per le pistole Beretta delle forze dell'ordine. È stato uno dei cani addestrati a ricercare esplosivi, Nox, a indirizzare i carabinieri verso una cassetta in metallo nascosta nel capanno in disuso.
I tre – Mihaita e Gherasim, titolari del contratto d’affitto dell’appartamento ed entrambi ai domiciliari, sono difesi dall'avvocato Tullio Zampacorta mentre Negoita, considerato un ospite, da Filippo Pantaleone – sono accusati di ricettazione e detenzione abusiva di armi e munizioni da guerra. La scoperta delle armi apre uno scenario inquietante: a cosa servivano quelle armi?
L’operazione è partita grazie all’occhio di un carabiniere di Chieti Scalo: il 12 gennaio scorso, il carabiniere aveva raccolto la denuncia di una donna vittima di un furto nel suo appartamento. La donna aveva raccontato che i ladri si erano portati via soldi, gioielli e anche le lenzuola della dote del matrimonio ricamate dalla nonna e dalla madre: una descrizione così precisa che è rimasta scolpita nella testa dell'investigatore. E lo stesso carabiniere, durante una visita in casa dei romeni per controllare la loro permanenza ai domiciliari, ha intravisto le federe dei cuscini contornate da troppi merletti: si è insospettito, di nascosto ha scattato una foto con il suo cellulare e, poi, l'ha mostrata alla donna derubata. E lei ha riconosciuto le sue lenzuola. Così, è scattata una perquisizione disposta dal pm Giancarlo Ciani: i carabinieri, guidati dalla tenente Maria Di Lena, hanno ispezionato la casa dei romeni e, tra appartamento, soffitta e rimessa, hanno trovato tantissimi oggetti per un valore di circa 100mila euro: scarpe da trekking, un robot per fare il gelato, un machete e un’ascia, cellulari, tronchesi, quadri elettrici e bobine, un telepass, un orologio.
I carabinieri vogliono restituire la refurtiva ai proprietari e lanciano l’appello alle vittime di furti in casa e attività commerciali dello Scalo: è possibile presentarsi nella caserma di via Ricciardi con la denuncia di furto per riconoscere i propri oggetti.
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