Sotto accusa 69 debiti spariti Caccia agli affari dei consulenti

Polizia e finanza passano al setaccio 387 conti correnti sequestrati agli arrestati Il sospetto della procura: «Giro impressionante». Si allarga la rete degli imprenditori
CHIETI . Sono 69 le operazioni finanziarie illecite scoperte tra Chieti, Pescara e Napoli dalla squadra mobile e dalla guardia di finanza. Ma potrebbe allargarsi l’indagine sui debiti milionari cancellati con un clic e con versamenti di «pochi centesimi»: dopo i 12 arresti di giovedì scorso – tre in carcere e 9 ai domiciliari –, ora si apre la caccia agli affari dei consulenti finiti sotto accusa per associazione a delinquere finalizzata a una maxi frode fiscale da 63 milioni di euro. Gli investigatori, guidati dal pm Giancarlo Ciani, sono pronti a passare al setaccio i 387 conti correnti finiti sotto sequestro insieme a 69 tra appartamenti e terreni e 31 auto: «Gli accertamenti bancari non sono completi», scrive il gip Luca De Ninis sull’ordinanza di arresto, «dovranno essere oggetto di necessari approfondimenti». Si apre una fase bis dell’indagine sulle «compensazioni indebite».
GIRO «IMPRESSIONANTE». Il sospetto di polizia, finanza e procura è che il giro di clienti dei consulenti napoletani Renato De Luca e Michelangelo Maffei, finiti in carcere con il teatino Maurizio Di Biase, l’impresario funebre considerato un procacciatore di imprenditori indebitati con il fisco, sia «impressionante» e non limitato soltanto alla corte degli altri 28 indagati, tra cui ristoratori, come il pescarese Adamo Di Natale (ex titolare del bar Berardo, ora passato a una società estranea all’indagine), commercianti e professionisti in cerca di una scorciatoia per chiudere i conti aperti con l’Agenzia delle Entrate. Su questo, il gip è certo: «Sulla base delle sole posizioni individuate attraverso le intercettazioni, si è già raggiunto l'importo di 62.996.739,43 euro destinato certamente a incrementarsi attraverso l’analisi sistematizzata dell’attività svolta nello studio campano».
«IMPRESA CRIMINALE». Secondo l’accusa, De Luca, Maffei e Di Biase avevano inventato un’«impresa criminale» che, come un’attività commerciale, vendeva un prodotto sul mercato: l’«offerta evasione». Servizi «in grado di ripulire le posizioni fiscali debitorie dei clienti per importi di assoluto rilievo e, presumibilmente», dice il gip, «suscettibili di ulteriori incrementi attraverso la ricerca mirata e documentale di tutti i destinatari dei “servizi illeciti”». C’è chi, a fronte di «crediti inesistenti, mai dichiarati né documentati» e risalenti anche a più di 10 anni fa, ha azzerato debiti da oltre un milione di euro tramite la compensazione e pagando «pochi centesimi» con l’home banking. Un metodo «non particolarmente sofisticato eppure straordinariamente efficace», dice l’accusa. Un’azienda delle cartelle addomesticate che, «sfruttando una rete di relazioni ramificata anche in altri territori, ma strutturata e consolidata nell’area teatina grazie all’attività dei tre indagati, si fonda sul loro apporto continuativo, logistico e operativo per offrire un servizio di “cancellazione” dei debiti fiscali e contributivi in cambio di compensi commisurati a percentuale sull’importo delle somme dovute al fisco e agli enti previdenziali e assicurativi».
PASSAPAROLA. Un’attività che si faceva pubblicità con il «passaparola» tra gli imprenditori soddisfatti per aver regolarizzato le proprie pendenze in modo da tornare operativi con le banche: «È evidente che la natura fortemente remunerativa dell’attività ha generato tra i clienti di Di Biase un’attrazione spesso irresistibile», spiega il gip, «da un lato con il passaparola tra imprenditori interessati a tale tipo di definizione illecita delle proprie pendenze tributarie, dall’altro con l’adesione di taluni di loro all’attività di reclutamento». Imprenditori-clienti, divenuti, poi, procacciatori d’affari con il sogno di guadagnare sui debiti altrui.
IL GEOMETRA. Un esempio, dicono le carte dell’accusa, è Orazio D’Ambrosio, geometra di Spoltore finito ai domiciliari: secondo l’accusa, avrebbe presentato 6 deleghe di versamento tramite F24 azzerando un debito con l’erario di quasi 190mila euro attraverso la compensazione con «crediti inesistenti» e pagando solo 6 centesimi. Poi, però, dicono gli inquirenti, avrebbe tentato il salto con «il compito di portare le persone» da Di Biase. Il gip parla di «una lunga lista di clienti presentati da D’Ambrosio che, dopo aver risolto il proprio problema con il fisco, adesso vede anche una nuova opportunità di guadagno visto che, per ogni cliente presentato, percepisce un compenso all’incirca pari all’1% del valore della cartella esattoriale». Sarebbero «numerosi» i clienti che il geometra avrebbe «portato» a Di Biase e «tra i principali» ci sarebbero tre imprenditori con pendenze di 217mila, 101mila e 16mila euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

