Spaccio nel condominio: in tre assolti in appello

La Corte aquilana ribalta il verdetto di 6 anni di carcere a testa emesso a Vasto «Non è possibile stabilire da chi andassero nel palazzo i consumatori di droga»
VASTO. Condannati in primo grado dal tribunale di Vasto a 6 anni di reclusione, sono stati assolti in appello dal reato di spaccio di sostanze stupefacenti per non aver commesso il fatto. La Corte aquilana ha accolto le richieste degli avvocati Giovanni Cerella e Raffaele Giacomucci difensori di Alfredo Cerelli,43 anni; Clorinda Bevilacqua, 40 anni e Gemma Cerelli, 61 anni. Agli imputati veniva contestato lo spaccio di cocaina ed eroina in concorso (art. 73 DPR 309/90). Gli acquirenti acquistavano le dosi nel condominio in cui abitano gli imputati ma poi ritiravano la merce altrove. La difesa ha puntato sull’impossibilità di stabilire da chi si recavano i giovani compratori visto che gli accusati non erano i soli ad abitare in quel condominio.
Il processo di primo grado celebrato a novembre 2014 si era concluso con la condanna degli imputati alla pena 6 anni di reclusione e 26.000 euro di multa. Soddisfatti gli avvocati Cerella e Giacomucci che hanno sempre dichiarato la totale estraneità dei loro assistiti ai fatti contestati.
La vicenda che ha coinvolto i tre rom assolti risale al 2008 ed aveva suscitato a suo tempo clamore per i particolari resi in conferenza stampa dalla polizia. Secondo la polizia, a consegnare la droga ai tossicodipendenti su incarico dei tre che avevano allestito una sorta di centrale dello spaccio in un condominio di via Palombari, in contrada Sant’Antonio Abate, sarebbe stata una ragazzina di 13 anni. Impossibile avvicinarsi alla casa, perché due pastori tedeschi erano pronti ad aggredire gli estranei. Dopo 11 mesi di indagini e sequestri, gli agenti riuscirono a farsi largo nell’edificio con altri due cani e ad arrestare per spaccio le due donne e l’uomo. La tredicenne fu segnalata ai servizi sociali del Comune. A tenere buoni i cani dei nomadi ci pensarono altri due pastori tedeschi della squadra cinofili della questura di Roma: Bach e Hyper. La tredicenne, descritta da almeno una ottantina di tossicodipendenti, al momento del blitz non era in quella casa.
La difesa degli accusati ha sostenuto che gli accusati non c’entravano nulla con lo spaccio. Del resto le dosi di droga non uscivano mai da quel condominio. Gli acquirenti pagavano e andavano via senza ritirare la dose. La droga veniva dissotterrata dalle campagne vicine, e poi consegnata a qualcuno che raggiungeva il compratore.
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