Sparisce con le foto di matrimoni e feste

2 Novembre 2019

Fotografo finisce sotto accusa per truffa: si fa pagare la caparra ma non consegna i lavori. Denunciato da 5 famiglie

CHIETI. È sparito con migliaia di foto di matrimoni e battesimi dopo aver incassato i soldi della caparra. I carabinieri hanno denunciato per truffa un fotografo pescarese che ha raggirato almeno cinque famiglie di San Giovanni Teatino. E il numero delle vittime potrebbe crescere ulteriormente, considerando l’enorme quantità di file trovati dagli investigatori a casa del professionista, già in passato finito nei guai per reati analoghi.
A ricostruire la vicenda sono stati i militari della stazione di Sambuceto, che hanno raccolto le querele e avviato le indagini sfociate poi in un decreto di perquisizione. Le coppie ingannate si rivolgono al professionista per chiedere servizi fotografici sui loro eventi familiari a partire dal 2016. L’uomo le accoglie nel suo studio e si mostra molto disponibile. Al momento di chiudere l’accordo economico, però, chiede una cauzione che può raggiungere anche 500 euro. La cosa non insospettisce più di tanto i clienti, che pagano senza farsi troppe domande. Il copione è identico: il giorno della cerimonia, il fotografo si presenta puntuale a casa dei futuri sposi, in chiesa e al ristorante. Ma la truffa è dietro l’angolo: all’improvviso l’indagato chiude lo studio di Pescara e fa perdere le sue tracce, senza portare a termine le commissioni. I clienti cercano in tutti i modi di contattare il fotografo, che raramente risponde al telefono. E nelle poche circostanze in cui lo fa, continua a prendere in giro i malcapitati: «Non c’è niente di cui preoccuparsi», li rassicura, «sto per chiudere il lavoro, fra qualche giorno mi faccio vivo io». In realtà, è solo un modo per prendere tempo.
Ma i truffati, quando capiscono che – di questo passo – dei loro matrimoni non avranno mai neppure uno scatto nonostante i soldi spesi, decidono di chiedere aiuto in caserma. E i carabinieri impiegano pochi giorni per rintracciare il fotografo, che si è intanto trasferito in un comune limitrofo. I militari, su disposizione della procura, perquisiscono l’abitazione stanza per stanza, alla ricerca dei ricordi affettivi delle cinque famiglie. Vengono così trovati e sequestrati ben dodici supporti informatici sui quali sono stoccati più di 2.500 gigabyte di immagini. Adesso le vittime attendono solo il via libera della magistratura per entrare finalmente in possesso dei loro servizi fotografici.
L’indagato, invece, rischia una maxi condanna per truffa: il pm gli ha contestato anche la recidiva infraquinquennale.
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