Spesa gratis ai parenti, cassieri scoperti

13 Ottobre 2019

Scatta la denuncia per due dipendenti infedeli di un negozio. Finiscono sotto accusa per furto anche papà, zia e cugino

CHIETI. Il padre, la zia e il cugino dei cassieri facevano la spesa gratis. Due dipendenti infedeli di un supermercato di Chieti, un uomo di 41 anni e una donna di 30, sono stati denunciati per furto aggravato dalla polizia. Nei guai, per lo stesso reato, sono finiti anche i tre familiari che hanno ricevuto la merce senza pagare. A segnalare l’anomalia è stato il proprietario del punto vendita. E le indagini della squadra mobile, diretta dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio, hanno confermato i sospetti iniziali.
Le irregolarità compiute dagli indagati non si limitano ai “favori" fatti ai parenti: erano talmente sicuri di farla franca da rubare persino i soldi consegnati da clienti all’oscuro di tutto. Ma le immagini delle telecamere hanno incastrato entrambi: dopo l’avvio di un procedimento disciplinare interno, che si concluderà quasi sicuramente con il licenziamento, rischiano anche una pesante condanna in tribunale. Il danno, ancora in corso di quantificazione, ammonta a diverse migliaia di euro.
Il sistema che i due cassieri avevano escogitato per agevolare i familiari è stato ricostruito dai poliziotti della Sezione reati contro il patrimonio. Gli indagati non passavano sullo scanner i prodotti più costosi, come salumi, carne e formaggi. Così padre, zia e cugino – che, naturalmente, erano complici – potevano tornare a casa con le buste piene: pagavano solamente la merce con prezzi irrisori e risparmiavano, in un colpo solo, anche più di 100 euro. Il sistema di videosorveglianza ha documentato furti avvenuti in 15 giorni differenti sempre con lo stesso modus operandi. Per appropriarsi del denaro di clienti ignari, invece, il meccanismo era un altro. I dipendenti infedeli, dopo aver passato i codici a barre della merce sullo scanner, registravano regolarmente la somma. Ma prima di finire l’operazione, ricevuti i soldi, annullavano il tutto e non stampavano lo scontrino fiscale. I clienti non si insospettivano perché veniva consegnata loro comunque una ricevuta, anche se i cassieri strappavano il passaggio con la scritta “scontrino annullato”. Il sistema era collaudato a tal punto che, in appena due turni di lavoro, gli indagati hanno rubato i soldi 11 volte.
Sempre la Sezione reati contro il patrimonio, ha denunciato per furto di elettricità madre e figlio che vivono in un appartamento di Chieti. L’Enel sospettava il raggiro, ma i padroni di casa non hanno consentito al tecnico di svolgere un sopralluogo. Il successivo intervento dei poliziotti ha permesso di scoprire che il contatore era stato manomesso.