Spesa gratis per evitare i controlli fiscali

1 Aprile 2017

Finanziere condannato dalla Corte dei conti a risarcire 30mila euro. Aveva già patteggiato due anni

LANCIANO. Pretendeva generi alimentari, attrezzature per edilizia, quadri, e anche la disponibilità a titolo gratuito di a monolocali a Lanciano. In caso di rifiuto avrebbe scatenato sui malcapitati controlli fiscali a non finire. Per questo un brigadiere della Guardia di finanza, Crescenzo Di Marzio, già nel 2013 aveva patteggiato davanti al gup di Lanciano la pena di 2 anni di reclusione per i reati di concussione, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti.

Ora, anche la Corte dei conti lo ha sanzionato, condannandolo a versare trentamila euro nelle casse dello Stato per il danno da disservizio e il pregiudizio arrecato all’immagine del Corpo. Nei suoi confronti era stata ordinata anche la confisca di denaro, titoli, terreni, e un fabbricato per un valore complessivo di circa 307mila euro, «dei quali il prevenuto», come ha sottolineato il vice procuratore Roberto Leoni, «non ha saputo dare alcuna compiuta dimostrazione della loro legittima provenienza». Il militare, difeso dall’avvocato Michele Di Toro, ha chiesto l’archiviazione del procedimento contabile minimizzando il pregiudizio all’immagine della Guardi di Finanza, negando anche di aver causato danno da disservizio, e affermando di non aver mai omesso di svolgere le attività proprie del corpo di appartenenza. Secondo l’informativa della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura di Lanciano, dalla quale anche i giudici contabili hanno tratto spunto, il militare, in più occasioni, si sarebbe reso responsabile di «plurimi prelievi gratuiti, nell’ordine di 40-50 euro, di generi alimentari, ma anche di attrezzature e generi per l’edilizia, un quadro del valore di 600 euro». Tra i beni di cui sarebbe venuto in possesso minacciando pesanti controlli fiscali figura anche una motosega. Complessivamente, i “prelievi”, non avrebbero tuttavia superato i cinquemila euro, anche se il finanziare si è difeso quantificandoli in 1900 euro. «È indubitabile», si legge nella sentenza della sezione (presidente Tommaso Miele, relatore Federico Pepe, consigliere Gerardo de Marco), «che il Corpo della Guardia di Finanza abbia tratto pregiudizio per lesione della propria immagine e prestigio. La vicenda concussiva ha generato in varie fasi un consistente strepitus fori, sia in occasione dell’arresto che della condanna penale. Senza contare che è pervenuta anche una denuncia di danno dall’interno del Corpo, a dimostrare che tali condotte hanno provocato scandalo e perdita di identità anche negli altri appartenenti, che servono lo Stato con fedeltà e onore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA