Spuntano le fascette nere contro lo scippo al museo

25 Gennaio 2015

Sit-in di protesta della Consulta cittadina per la Soprintendenza cancellata D’Alessandro: un altro colpo alla città. Di Vincenzo: il ministero ci risponda

CHIETI. Una fascia nera al braccio contro l'abolizione, attraverso «un semplice articolo di una presunta riforma» della Soprintendenza Archeologica d'Abruzzo. L’iniziativa è stata messa in campo dalla Consulta comunale delle Associazioni Cultura, Ambiente e Beni culturali che, ieri mattina, sfidando le avverse condizioni meteorologiche ha distribuito fascette nere ai cittadini che hanno partecipato alla manifestazione di protesta tenuta davanti a Villa Frigerj, sede del Museo archeologico nazionale. Tra loro anche il sindaco Umberto Di Primio. Una protesta composta, ma determinata per quello che è stato definito «un altro atto espoliativo verso la città» contro il quale la Consulta si prepara a lottare con tutti i mezzi che ha a disposizione. «La Soprintendenza archeologica d’Abruzzo è un’antica e prestigiosa istituzione voluta da personalità come Giovanni Annibaldi» sostiene Mario D’Alessandro «come pure l'archeologo Valerio Cianfarani il quale ha avuto il merito di riportare a Chieti il Guerriero di Capestrano. Personaggi illustri che si staranno rivoltando tutti nella tomba per questo incredibile manifestazione di insipienza. In primis proprio il Guerriero di Capestrano, ovvero re Nevio Pompuleio, che "abita" nel Museo nazionale Archeologico a Villa Frigery, inaugurato nel giugno 1959 dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, accolto dal sovrintendente archeologico d'Abruzzo, Valerio Cianfarani, fondatore del Museo». Figura che scompare con la circolare del 12 gennaio 2015 che, di fatto, sconfessa un decreto ministeriale del 27 novembre 2014. Documento nel quale la Soprintendenza archeologica d’Abruzzo viene «salvata» insieme ad altri 16 istituti italiani. «Vogliamo che sia fatta chiarezza su questa “distrazione” da parte del ministero» aggiunge l’agguerrita componente della Consulta cittadina, Cinzia Di Vincenzo «vogliamo risposte». L’unica certezza, al momento, è che non ci sarà più un dirigente alla Soprintendenza archeologia dell'Abruzzo di Chieti per effetto della riforma del ministero dei Beni delle attività culturali e del turismo voluta dal ministro Franceschini. Riforma che, dopo 76 anni, ha deciso che Chieti non meritava più un dirigente a capo dei beni archeologici. «Invece all'Aquila» riprende D’Alessaandro «si è fatta una Soprintendenza unica tutta sua, sottraendo territorio e competenze a Chieti e alle altre Soprintendenze aquilane grazie alle pressioni politiche locali». Che a Chieti evidentemente sono mancate.

E così la città perde altri pezzi di identità: il dirigente dell'unico ufficio ministeriale con competenza regionale viene cancellato insieme con la Banca d'italia, l’ospedale e le caserme militari. «In realtà il dirigente archeologo» interviene la direttrice del museo di Villa Frigerj Maria Ruggeri «manca da circa due anni e mezzo». Una semplice dimenticanza o un preciso disegno politico per declassare la Soprintendenza teatina che finirebbe ad interim, ovvero retta da un dirigente nominato all’Aquila o in Molise? Domande per le quali l’agguerrita Consulta cittadina chiede risposte. «Il più prezioso patrimonio di Chieti è ancora sotto terra» dice D’Alessandro «e, con l’aria che tira rischia di restare sepolto per sempre».