Spy story, l’ex Ad Valagro dovrà risarcire l’industria

8 Ottobre 2014

Prescritto il reato di rivelazione di segreto professionale, ma la corte di appello condanna l’ex manager e un ex dipendente a rifondere l’azienda di Atessa

LANCIANO. Dall’assoluzione in primo grado, alla prescrizione del reato in appello (sono trascorsi 9 anni dai fatti, ndc), ma con la corte dell’Aquila che l’altro ieri ha riconosciuto la responsabilità civile che ebbero l'ex manager dell'azienda Valagro Leonardo Valenti 56 anni, di Pescara ed un suo ex collega Giorgio Bracalenti 53, di Macerata per il reato di rivelazione di segreto professionale e li ha obbligati a risarcire i danni alla Valagro da quantificare in separata sede. C’è stata quindi una svolta inaspettata e improvvisa nella storia che 4 anni fa imperversò sui media anche nazionali riguardo ad una presunta “spy story”, una storia di spionaggio industriale con protagonisti la Valagro, una delle aziende abruzzesi più conosciute al mondo, che sarebbe stata vittima di un passaggio di informazioni segrete sul suo conto da parte dell'imprenditore Leonardo Valenti, suo ex manager, e di un altro suo ex collega Giorgio Bracalenti. La svolta viene dalla decisione della corte di appello dell’Aquila di confermare sì la prescrizione del reato, e quindi di non poterlo perseguire penalmente, ma di condannare i due al risarcimento danni all’azienda. Alla corte avevano fatto ricorso, nel 2010, la Valagro tramite l'avvocato Alessandro Troilo, la Procura di Lanciano che aveva condotto l'inchiesta sul caso di spionaggio industriale e la Procura generale dell’Aquila.

I FATTI. In primo grado 4 anni fa il tribunale di Atessa (allora la sede era ancora aperta, ndc) aveva assolto l'ex manager Valenti ed il suo ex collega, per il reato di rivelazione di segreto professionale per l'insussistenza del fatto, non avendo il giudice trovato i presupposti del reato. Il reato non è stato valutato perseguibile penalmente poiché era caduto l'elemento del « nocumento dei danni e il fatto che i dati rivelati da bracalenti a Valenti non erano segreti in quanto Valenti essendo stato il manager li conosceva già». Valenti fu assolto per non aver commesso il fatto.

«L'inchiesta poggiava sulla trasmissione di un «file» che conteneva dati sensibili aziendali», spiega l’avocato Troilo «che Bracalenti, nella sua qualità di dipendente Valagro, aveva inviato alla posta personale di Valenti, quando lui era già andato via dalla azienda, che, a detta dello stesso Valenti fatturava, allora 80milioni di euro». Secondo la denuncia presentata dalla Valagro, a Valenti erano state così trasmesse informazioni riservate sull'attività dell'azienda. Una «spy story» che risale al periodo gennaio e ottobre 2005, ossia pochi giorni prima che lo stesso Bracalenti venisse assunto dall’azienda alla quale era già passato Valenti. Per l’accusa un programma del genere, avrebbe fatto comodo al manager Valenti che avrebbe così potuto apprendere anche informazioni segrete della Valagro.

IL RICORSO. «Abbiamo presentato ricorso», riprende Troilo «perché nella sentenza il tribunale assolse i due, ma disse che il documento conteneva comunque informazioni non conosciute all'esterno della compagnia aziendale e con dati aggiornati, riservati e vitali per la Valagro. Quindi basandoci sul fatto che quello contestato è un reato di pericolo, per la cui consumazione è sufficiente la probabilità in astratto di un qualsiasi pregiudizio sia esso di carattere patrimoniale e non, siamo andati avanti con il ricorso». E ieri la sentenza che pur prescrivendo il reato, che quindi non è perseguibile penalmente, ha riconosciuto la responsabilità civile dei due che dovranno risarcire i danni alla Valagro in separata sede. Valenti e Bracalenti possono però presentare ricorso in Cassazione.

Teresa Di Rocco

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