Stoccate in aula: al via il Paolini-ter

Cotellessa: «La minoranza si segga a sinistra». Galati: «Il Comune usato per fini personali? Offensivo»
LANCIANO. È una quieta elettricità quella che ha serpeggiato lunedì tra i consiglieri appena insediati dell'amministrazione Paolini e i nove rappresentanti della minoranza. La prima seduta del consiglio comunale è trascorsa davanti al prefetto Armando Forgione con uno scambio di saluti e di intenti da parte dei due schieramenti appena "disturbato" dalle esternazioni immediate del vicepresidente del consiglio comunale, Piero Cotellessa, sulla necessità, per la minoranza, di sedersi a sinistra, «pratica in uso», ha specificato l'esponente indipendente di sinistra, «dai tempi della rivoluzione francese».
I consiglieri, vecchi e nuovi, si sono presentati non senza lanciarsi, vicendevolmente, qualche stoccata. Come quella del consigliere Enzo Di Diego della lista Forza Italia, Udc, Autonomi e Partite Iva: «Vengo da Sant'Amato», ha esordito, «una contrada di Lanciano. Si parla di varie progettualità, ma nessuno parla di integrazione della periferia. Lanciano ha bisogno delle sue contrade. Ho letto le dichiarazioni di Pupillo che ha detto di aver perso per 400 voti di cui 300 sulle contrade nonostante progetti impegnativi. La periferia fa parte della città: con questo voto ha voluto esprimere la propria appartenenza a questa città non solo come residenti, ma come forza politica e ha espresso la propria appartenenza alle attività economiche visto che in periferia abbiamo agricoltura e artigianato che sono stati inascoltati per dieci anni dall'amministrazione uscente. Obiettivo di questa amministrazione sarà il rilancio della città che però non potrà avvenire senza l'integrazione con la periferia».
Il consigliere Lorenzo Galati (Pd) ha subito messo i punti sulle i: «Ho ascoltato poco fa da un consigliere di maggioranza, che, nella necessità di rinnovare la macchina amministrativa, ha paventato che questa sia stata usata a fini personali, una frase offensiva non solo verso chi c'era prima, ma anche nei confronti di dirigenti e dipendenti comunali».
Stempera i toni Eugenio Caporrella (Autonomi e partite Iva): «Questa città ha voltato pagina: al di là dell'idea politica, probabilmente qualcosa non ha funzionato. Siamo qui per capire dove il nostro popolo ha chiesto un cambiamento che, quando si chiede, si deve accettare. Mi spiace se c'è stata una battuta fuori luogo, chiedo scusa a nome di tutti. Resta il fatto che questa città ha bisogno di un rinnovamento». E ha lanciato un appello al sindaco Filippo Paolini, l'ex assessore alla cultura Marusca Miscia, che, augurandogli buon lavoro, gli ha donato il libro di Remo Rapino, premio Campiello e Frentano d'oro, «orgoglio della nostra terra e raggio di sole nel periodo della pandemia, il più buio della nostra storia recente». «Particolarmente eloquente», ha sottolineato Miscia, «il riferimento del prefetto a Liborio, personaggio simbolo degli ultimi. Auspico che l'amministrazione comunale che ha assunto l'onore di governare la città, possa continuare a sostenere con convinzione la cultura e soprattutto l'esercizio della lettura quale infrastruttura immateriale, capace di educare i giovani alla libertà».
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