Stop all’escalation di furti d’auto in città: presa la banda, c’è anche la ladra incinta

26 Maggio 2023

In tre ai domiciliari dopo il raid nel parcheggio della stazione ferroviaria, la complice torna in libertà: «Aspetto un bimbo» Uno degli arrestati confessa davanti al giudice. Gli investigatori sospettano che la gang abbia compiuto anche altri colpi

CHIETI. C’è la banda arrestata mercoledì dietro l’escalation di furti d’auto nei parcheggi cittadini, in particolare quelli comunali, dei centri commerciali e dell’ospedale Santissima Annunziata. Ne sono convinti i carabinieri della stazione di Chieti Scalo: un concetto ribadito ieri nel corso dell’udienza di convalida in tribunale, davanti al giudice Enrico Colagreco, che ha disposto i domiciliari per Luigi Donato Colio, 47 anni di Torremaggiore (Foggia), trapiantato da qualche tempo a Civitella Casanova (Pescara), il figlio Antonio, 25 anni, e Nicola Calabrese, anche lui 25enne, originario di San Severo (Foggia) e residente a Piombino (Livorno). Il pm d’aula Natascia Troiano aveva chiesto per i tre uomini il carcere. La quarta indagata è Olga Costantino, 27 anni di Torremaggiore: anche lei era finita in manette, ma poi – su disposizione della procura – è stata liberata già nella notte tra mercoledì e giovedì. Il motivo? «Sono incinta alla quinta settimana», ha giurato la donna davanti ai militari prima di essere fotosegnalata, senza però fornire documentazione medica che attestasse la veridicità di quelle parole. Per ora, la banda deve rispondere di concorso in furto aggravato di una Fiat Grande Punto rubata nel parcheggio incustodito della stazione ferroviaria, a piazzale Marconi. Ma nelle indagini potrebbero esserci presto ulteriori sviluppi.
Tutto comincia mercoledì pomeriggio. I carabinieri della stazione di Chieti Scalo hanno organizzato un servizio con l’impiego di personale in borghese e in uniforme per combattere l’odioso fenomeno dei furti d’auto, nelle ultime settimane cresciuto sia in città che nella vicina provincia di Pescara. Sono le 18.33 quando i militari notano in fondo al parcheggio della stazione due uomini che si aggirano tra le auto, come a volerne individuare una di interesse. I carabinieri si avvicinano e accertano che si tratta di due volti noti: Luigi Donato Colio e Nicola Calabrese. Passano pochi secondi e la coppia mette nel mirino la Fiat Grande Punto di proprietà di un uomo di Ortona di 65 anni e in uso al figlio 22enne. Calabrese cerca di coprire con il corpo Colio mentre questi forza la portiera lato conducente e si introduce nell’abitacolo, poi si abbassa in corrispondenza del vano centralina e, dopo aver spaccato la parte di cruscotto dove sono posizionati i cavi elettrici, mette in moto l’auto.
A questo punto il ladro più esperto scende dalla Punto e lascia il posto al giovane complice, che prova ad allontanarsi a velocità sostenuta. Ma viene bloccato dai carabinieri. Nel frattempo, Colio – impegnato in una conversazione telefonica, probabilmente con i complici – tenta di scappare a piedi e sale sulla Lancia Ypsilon in cui si trovano già il figlio Antonio e Olga Costantino. Anche per loro, più o meno all’incrocio con via Luca da Penne, scattano le manette. Dalla perquisizione dell’auto dei malviventi spuntano una centralina elettronica, un piccone, una torcia, un martello, un avvitatore, dieci cacciaviti, pinze e forbici. I tre uomini, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, trascorrono la nottata nelle celle di sicurezza delle caserme di Chieti Scalo e Ortona, mentre la donna torna in libertà. Fin qui, la cronaca del blitz.
Arriviamo così all’udienza di convalida di ieri mattina. Luigi Donato Colio, che racconta di percepire il reddito di cittadinanza e di lavorare come venditore di auto, si avvale della facoltà di non rispondere. Stesso discorso per il figlio Antonio, disoccupato. «Ammetto gli addebiti», dice invece Calabrese, prima di chiudersi anche lui nel silenzio. Gli avvocati Matteo Tenace e Felice Iafelice, difensori degli arrestati, hanno annunciato la volontà di chiudere il caso con un rito alternativo, ovvero il giudizio abbreviato o il patteggiamento. Il 29 giugno si torna in aula per la sentenza.
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