Stop alla fusione con Pescara? «No alle brutte sorprese»

1 Agosto 2015

CHIETI. Il presidente della Camera di commercio di Chieti, Roberto Di Vincenzo, si trincera dietro il silenzio. Indeciso se fare o meno un comunicato stampa sulla richiesta di sospensione dell’iter...

CHIETI. Il presidente della Camera di commercio di Chieti, Roberto Di Vincenzo, si trincera dietro il silenzio. Indeciso se fare o meno un comunicato stampa sulla richiesta di sospensione dell’iter di fusione con Pescara, arrivata da dieci consiglieri camerali su 28, alla fine decide che è meglio tacere. «Almeno per il momento non voglio fare dichiarazioni», dice al telefono, «ci risentiremo a breve», aggiunge, «perché ci saranno novità». Parlano invece i consiglieri camerali che non fanno parte del gruppo dei dieci di cui già si conosce ampiamente la posizione. E pare che siano in molti ad essere d’accordo. «La fusione è come un matrimonio», dice il teatino Pietro Iacobitti, rappresentante del settore della cooperazione, «se so che la sposa porta la dote e invece poi mi ritrovo solo i debiti… non va bene». Iacobitti ha, infatti, chiesto la certificazione dei bilanci da parte di un ente terzo. Sulla stessa linea anche Mario Miccoli, rappresentante nel consiglio camerale delle organizzazioni sindacali: «Anche io», dice, «ho chiesto di incaricare un soggetto esterno, un organo tecnico, di certificare il bilancio. Sia quelli pescaresi che i teatini. Non siamo campanilisti, è solo che non vogliamo avere sorprese all’ultimo momento. Sia chiaro, non è che si vuole fare marcia indietro rispetto all’accorpamento con Pescara, anche perché vale la pena ricordare che sulla fusione ci siamo espressi tutti in maniera favorevole. Ma è anche vero che le preoccupazioni espresse dai dieci consiglieri sono condivisibili». «Gli unici due voti contrari alla delibera di fusione furono il mio e quello dell’altro esponente della Cna» ricorda Savino Saraceni, presidente Cna, che votò contro l’accorpamento insieme a Letizia Scastiglia, direttore della Cna e avversario di Di Vincenzo nella corsa per la presidenza dell’ente camerale. I due avevano motivato quel voto contrario proprio chiedendo maggiore chiarezza e meno fretta. Richiesta di soprassedere che allora fu echeggiata anche dal secondo vice presidente dell’ente camerale, Lido Legnini, che però alla fine votò a favore. Per Saraceni e Scastiglia, dunque, la posizione dei dieci è arrivata quanto meno in ritardo. Scastiglia solleva anche un altro problema: «Non è il consiglio camerale la sede più adatta per parlare di questi temi. La sede migliore è il tavolo paritetico istituito con esponenti di entrambe le Camere di commercio sul percorso da fare per la fusione. Fuori da quella sede il discutere di questi problemi diventa una sfiducia all’azione del presidente Di Vincenzo». (a.i.)