Stop alle attività: persi i piani di ricerca

19 Marzo 2015

Provette lasciate aperte, materiale biologico sui vetrini, documenti non salvati: ai ricercatori vietato entrare nella struttura

SANTA MARIA IMBARO. Non saranno più portati avanti i progetti già avviati della Fondazione Negri Sud. Da venerdì scorso, quando sono arrivati i commissari liquidatori nominati dal tribunale di Chieti su ordine del prefetto, tutto è rimasto in sospeso. E ieri, nel pomeriggio, è arrivata la notizia che tutti temevano: i commissari liquidatori hanno avvisato della cessazione di tutte le attività nel centro di ricerca. Al gruppo di ricercatori e borsisti tornato in istituto per proseguire le ricerche, ricollocare materiali e strumentazioni e ritirare effetti personali, è stato detto che non si può toccare nè prelevare nulla fino a data da destinarsi. Resta quindi tutto fermo come in una sorta di tragico maleficio. Provette aperte, materiale biologico e cellulare sui vetrini, documenti non salvati o da finire di scrivere. «La perdita non è quantificabile perché è enorme», racconta Angelo Di Santo, rsa Filcams Cgil, «basti pensare che per ottenere una linea cellulare spesso ci vogliono mesi».

Il centro chiuso. Il Negri Sud, così com’è, può trasformarsi in un enorme bomba batteriologica. Tutto il materiale cellulare organico non può essere buttato ma va smaltito come rifiuto speciale. Al momento non si sa chi potrà trattare questi rifiuti e con che tempi si dovrà e si potrà intervenire. Nelle celle frigorifere, a meno 80 gradi centigradi, sono stipate centinaia di provette, alcune con plasma e derivati di sangue umano, utili alla ricerca. Da quello che si sa per il momento non sarà staccata la corrente elettrica, ma molte cellule sono conservate in azoto liquido, una volta che non si potrà più alimentarlo si rischia di perdere mesi, anni di ricerche e migliaia di euro di materiali. Anche diverse cavie sono rimaste nello stabulario in attesa di capire la loro destinazione. Si tratta di poche decine di topolini su cui si stava effettuando le ricerche.

I dipendenti. I ricercatori, dopo il trauma della chiusura dell’istituto e della messa in liquidazione di parte della strumentazione interna (molti macchinari appartengono allo Stato in quanto acquistati con i fondi della Cassa del Mezzogiorno) si ritrovano nella condizione di non poter portare a termine i progetti avviati e finanziati. Anche i partner dei vari progetti di ricerca, come ad esempio altre fondazioni e università, perderanno i lavori. Ancora: se i borsisti non potranno rientrare a breve in possesso dei loro lavori, si troveranno a non concludere le loro tesi. In questo dramma perfino le 19 mensilità di arretrato sembrano passare in secondo piano.

I sindacati. «Con questa morte annunciata», hanno detto ieri mattina Sergio Aliprandi (Filcams-Cgil), Ernesto Magnifico (Fisascat-Cisl) e Rita Candeloro (Cgil Abruzzo) nella conferenza stampa, «l’Abruzzo rinuncia per sempre alla ricerca farmacologica, biochimica e del benessere sociale. Una sconfitta che lascia la nostra regione più fragile e con meno eccellenze». I sindacati rimarcano il clima di omertà, guerre interne tra dipartimenti, ricercatori e dipendenti e di una «strategia, l’unica nel Negri, di mollare il centro scaricando i debiti prodotti sulle istituzioni pubbliche abruzzesi. Alle nostre istituzioni», proseguono le sigle sindacali, «è mancato il coraggio di reagire, nonostante le promesse pre elettorali. Dov’è ora il presidente Luciano D’Alfonso? Perché non viene a dirci cosa farà di questa struttura che vale 20 milioni di euro e un incalcolabile capitale umano? Apriremo presto un tavolo regionale per chiedere lo stato di crisi: questa gente esige risposte immediate».

Daria De Laurentiis

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