Studi su Venere, l’università guida un team di scienziati

29 Agosto 2021

CHIETI . Le future missioni spaziali su Venere dovranno focalizzarsi sulle sue strutture vulcaniche più recenti. Questa è la conclusione di un team internazionale di scienziati planetari, in una...

CHIETI . Le future missioni spaziali su Venere dovranno focalizzarsi sulle sue strutture vulcaniche più recenti. Questa è la conclusione di un team internazionale di scienziati planetari, in una ricerca guidata da Piero D’Incecco, ricercatore al dipartimento Ingeo dell’università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara e membro dell’Arctic Planetary Science Institute di Rovaniemi.
Lo studio arriva in un momento cruciale. Molte nuove sonde spaziali (lander, palloni e orbiter) verranno inviate per studiare Venere entro i prossimi dieci anni. Insieme, analizzeranno tutto, dalla geologia della superficie di Venere alla struttura della sua atmosfera. La prima missione da lanciare è Shukrayaan-1 dell’Isro nel 2026. Oltre a Piero D’Incecco, il team di ricerca comprende ingegneri e scienziati coinvolti in varie missioni su Venere del prossimo futuro: Justin Filiberto (Lunar and Planetary Institute, Houston, Stati Uniti d’America), Iván López (Universidad Rey Juan Carlos, Madrid), Dmitry Gorinov (Istituto di ricerca spaziale dell’Accademia russa delle scienze, Mosca), Goro Komatsu (università “d’Annunzio” di Chieti-Pescara), e Alexey Martynov e Pavel Pisarenko (Lavochkin Association , Khimki, Russia).
Venere è il gemello infernale della Terra. I due pianeti sono simili per dimensioni e struttura, ma su Venere le condizioni in superficie sono insopportabili. La superficie stessa può essere vista solo utilizzando strumenti radar. Per qualsiasi fotocamera normale, la vista è oscurata da uno spesso strato di nubi di acido solforico. Gli scienziati hanno a lungo pensato che la maggior parte della superficie del pianeta non dovrebbe essere inferiore a 500 milioni di anni. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che alcune aree sono molto più giovani. Esaminarli più da vicino aiuterà a capire cosa è realmente accaduto su Venere.
«I rialzi topografici», spiega D’Incecco, «potrebbero ricoprire un ruolo chiave nella nostra comprensione dell’intera storia geologica di Venere. Inoltre, ci sono molte domande aperte su come e quanto velocemente il cambiamento climatico colpisce il nostro pianeta. Lo studio della chimica delle interazioni superficie-atmosfera su aree giovani fornirà informazioni cruciali sui meccanismi che hanno causato il cosiddetto effetto serra incontrollato sul gemello infernale del nostro pianeta. Vogliamo sapere se Venere può essere considerata una Terra 2.0».
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