«Studio la leucemia per sconfiggerla in ricordo di Gioia»

22 Novembre 2017

Stefania Rapino, chimico, pianse a 13 anni la scomparsa dell’amica Oggi l’Airc finanzia il suo progetto sui farmaci personalizzati

LANCIANO. A tre anni aveva già deciso che avrebbe fatto la scienziata. A 13 la morte per leucemia della sua migliore amica Gioia la segnò per sempre indirizzando il suo amore per la scienza verso la ricerca. A 38 anni ha realizzato il suo sogno e sta dando ai medici strumenti per provare a sconfiggere la leucemia mieloide acuta. Stefania Rapino, 38 anni, lancianese doc, chimica e ricercatrice dell’Alma Mater Studiorum dell’università di Bologna, ha ottenuto i fondi dall’Airc (associazione italiana ricerca sul cancro) per la sua ricerca e nei giorni scorsi è stata anche il volto della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca sul cancro, in rappresentanza di tutti i ricercatori e in particolare dei tanti under 40, circa il 53% degli scienziati, al lavoro nei laboratori italiani. «Sono stati giorni impegnativi ma pieni di gioia», dice la ricercatrice che a Bologna è anche docente universitaria della facoltà di Chimica, «avere avuto accanto nella campagna Barbara, guarita da un osteosarcoma e oggi mamma, e Valerio, uno dei 20mila volontari che sostengono la ricerca, ti danno la forza per andare avanti. Io la forza la prendo anche da dentro di me e nasce dal fatto che fin da bambina volevo fare questo lavoro. La morte della mia amica Gioia (Gioia La Morgia, giovane lancianese morta di leucemia nell’aprile 1992, ndc) mi ha scosso e spinto a fare qualcosa che potesse aiutare i medici a trovare strumenti per sconfiggere questa malattia». Stefania Rapino, laurea in Chimica con lode all’università di Bologna nel 2002 e dottorato nel 2006, ha fatto ricerca anche all’estero. «Sono stata in Francia, anche a Parigi», dice, «poi all’istituto europeo di oncologia di Milano, e qui ho cominciato ad applicare la chimica alla medicina sviluppando nuovi strumenti per la diagnostica tumorale». Poi arriva l’incontro con l’Airc che sceglie di finanziare il progetto della scienziata lancianese, che è alla guida di un team con altri quattro ricercatori per lo studio della leucemia mieloide acuta. «In appoggio con l’Istituto Seragnoli», spiega Rapino, «la ricerca punta a capire i meccanismi che provocano le ricadute nella malattia e ad individuare il miglior farmaco per ogni paziente, personalizzando la cura. Con ricadute positive enormi in primis per i malati e poi per il sistema sanitario nazionale. Studiamo i meccanismi della leucemia, perché dobbiamo conoscere il nemico per sconfiggerlo. Lo facciamo con un dispositivo in brevettazione che ricrea in un ambiente in vitro le condizioni in cui vivono le cellule leucemiche nel midollo osseo. Studiamo così da vicino queste cellule particolari, la loro funzionalità e possiamo così cercare il miglior farmaco per curarle. E possiamo cercarlo per ogni paziente. Siamo concentrati su questa forma di leucemia, ma questo approccio alla cura poi potrà essere usato anche per altre forme». Una ricerca lunga da fare in un Paese da cui spesso i ricercatori fuggono. «Non è facile fare ricerca in Italia», commenta la ricercatrice, «basta dire che nel 2016 il Miur ha finanziato la ricerca per 33 milioni di euro, l’Airc per 102 milioni. Hanno provato a convincermi a lasciare, ma è impossibile: io voglio fare la ricercatrice, il lavoro più bello del mondo». Si possono seguire le ricerche Airc e contribuire tramite il sito www.airc.it.
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