Sub muore mentre pesca, lascia tre figli

16 Maggio 2022

La tragedia durante un’immersione notturna: il corpo del 52enne napoletano recuperato a 400 metri dal porticciolo

SAN VITO CHIETINO. Il corpo era a meno di 400 metri dal porticciolo turistico, a pelo d’acqua, il viso rivolto verso il fondo del mare. Federico Acanfora, 52 anni di Boscoreale, in provincia di Napoli, papà di tre figli e proprietario di un’officina meccanica insieme al fratello, è morto a San Vito Chietino durante una battuta di pesca subacquea. Quando la guardia costiera e i vigili del fuoco lo hanno individuato, dopo quasi tre ore di ricerche, in una mano aveva ancora la torcia utilizzata per farsi luce nel corso della caccia notturna ai polpi. A ucciderlo, in base a una primissima ipotesi, potrebbe essere stato un infarto o un’embolia. Il sostituto procuratore della Repubblica di Lanciano, Francesco Carusi, ha aperto un’inchiesta: l’autopsia sarà affidata al medico legale Pietro Falco.
LA RICHIESTA D’AIUTO
L’allarme scatta alle 6.30. A lanciarlo è un 68enne di Boscotrecase che telefona al 112: ai carabinieri della compagnia di Ortona, competenti per territorio, racconta che l’amico sub è disperso. I militari dell’Arma girano immediatamente la segnalazione alla Capitaneria di porto ortonese, comandata dal capitano di fregata Francesco Scala, che attiva il Servizio ricerca e soccorso in mare (Sar) e comincia a perlustrare la zona con la motovedetta Cp 885 e il battello Gc B102. Il 68enne riferisce che, nel corso della notte, insieme ad Acanfora, aveva iniziato a pescare nel tratto compreso tra la spiaggia di Cintioni di Ortona e quella di San Vito. L’ultimo avvistamento dell’amico risale a mezzanotte e mezza. Il timore più che fondato, insomma, è che sia accaduto qualcosa di grave. Contestualmente, vengono contattati anche la sala operativa della Direzione marittima di Pescara, per il coordinamento dei mezzi aerei e navali, e il Comando generale di Roma del corpo delle Capitanerie di porto.
IL PRIMO RITROVAMENTO
Le ricerche, che vedono in prima linea anche i carabinieri e i vigili del fuoco di Ortona intervenuti con un gommone, grazie pure all’ausilio di un subacqueo già presente in zona, danno un primo risultato alle 7.45. In mare, infatti, i soccorritori recuperano un fucile per uso pesca e una cintura con dei pesi di piombo. A questo punto, dalla base di Pescara, si alza anche un elicottero dei vigili del fuoco.
LA TRAGEDIA
Poco dopo le nove, le speranze di ritrovare in vita Acanfora si azzerano: il sub, che indossa muta e pinne, è morto già da tempo quando viene individuato a poca distanza dal pennello del porticciolo. I militari recuperano il cadavere e lo trasportano con la motovedetta al porto di Ortona: sulla banchina è in attesa il medico del 118, ma ormai non c’è più niente da fare. Da un primo esame, sul corpo non ci sono segni di violenza o ferite che possano spingere a ipotizzare l’impatto con un’imbarcazione. Fin dall’inizio, dunque, a prendere quota è la pista del malore. Ma la certezza potrà esserci solo con l’autopsia che verrà eseguita, probabilmente già domani, all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti.
IL DOLORE DELLA FAMIGLIA
In tarda mattinata arrivano in Abruzzo anche la moglie della vittima e il fratello Romualdo, che con lui gestiva un’officina meccanica: sono storditi da un dolore assolutamente inaspettato e si fanno forza a vicenda. A Boscoreale un’intera comunità è in lutto.
IL RICORDO
«Ci sono delle persone che animano la tua infanzia», scrive su Facebook Gennaro Carotenuto, «sono presenti lungo il tuo cammino, testimoni delle tappe fondamentali di un percorso di vita. Sono lì e sai che puoi contare su di loro. Federico ne faceva parte a pieno titolo. Lui, suo fratello Romualdo, sua sorella Emma e prima ancora i loro genitori sono stati da sempre i vicini di casa. Il meccanico di fronte casa. Mi appello ai ricordi, alle chiacchierate, a quelle risate, al suono della sua voce, al suo “la macchina è pronta, vai tranquillo”». Il mare se l’è portato via.
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