Suor Vera chiede di ampliare il villaggio

Presenta al Comune la variante per mettere in regola la struttura di 100 ettari che dà assistenza a un esercito di disperati
CHIETI. La città le deve molto perché grazie a lei Chieti non si è neppure accorta dell’invasione di profughi disperati. Ora suor Vera D’Agostino chiede alla città di ampliare e mettere in regola il Villaggio della Speranza di Brecciarola, cento ettari di terreni e strutture diventate la più grande fabbrica abruzzese della solidarietà. Non solo immigrati ma anche ragazze madri, bimbi orfani e persone rimaste senza un tetto, vengono accolti e assistiti da 54 suore delle Figlie dell’amore di Gesù e Maria, delle quali suor Vera è madre superiora, mente e motore. E’ a capo di una eccezionale comunità religiosa giunta a Brecciarola nel 1982. Una scommessa partita da un fazzoletto di terra, diventata gigantesca e, di fatto, indispensabile per sopperire a centinaia di casi di emergenza sociale. Ma, al di là dei malpensanti, suor Vera non fa della sua missione un business, glielo hanno riconosciuto sia il prefetto attuale, Antonio Corona sia il predecessore. E ora che una legge regionale le dà la possibilità di mettersi in regola, lei, ben consigliata, ha formalizzato al Comune una richiesta di variante. La legge in questione è la 49 che agevola, dal punto di vista urbanistico, le associazioni che dimostrano di avere un’alta finalità sociale. Così il Villaggio della Speranza, che attualmente può accogliere fino a 70 profughi, ai quali si aggiungono famiglie bisognose che suor Vera, tanto per sfatare un luogo comune, assiste in modo rigorosamente gratuito, potrà ingrandirsi e ottenere finalmente un’autorizzazione definitiva visto che finora è stata provvisoria, rinnovata ogni due anni. Per la Fondazione figlie dell’amore di Gesù e Maria si apriranno prospettive, come il progetto di inaugurare un centro della Lism, per l’assistenza e la riabilitazione dei malati si sclerosi multipla.
Nel Villaggio troviamo un bar aperto per le grandi occasioni, come lo sono il Presepe vivente e la Passione di Cristo, oltre che terreni coltivati, con cui le suore si autofinanziano, stalle con mucche, pecore e cavalli per l’ippoterapia. Alle 54 consorelle si aggiunge un drappello di volontari particolari perché sono commercianti, avvocati e persino direttori di banca che dalla città alta scendono nel Villaggio della Speranza dove suor Vera li accoglie con un sorriso.
Un po’ santa e un po’ manager, la suora attende la decisione del Comune dopo che l’arcivescovo Bruno Forte le ha affidato la casa Mater Populi Teatini dove, apprendiamo da ambienti comunali, la madre della carità ha deciso di accogliere non più l’infanzia abbandonata ma studentesse universitarie che non possono permettersi affitto e bollette.

