Svuotata Villa Pini giallo per la Spatocco

Svelato il decreto-D’Alfonso: la clinica di Torrevecchia perde i suoi 142 letti Finiscono a Pierangeli, Villa Serena e Spatocco che però sapeva già tutto
CHIETI. Ecco (finalmente) il decreto salvacliniche che svuota Villa Pini dei suoi 142 posti letto. Ingrassa Villa Serena di Città Sant’Angelo e la Pierangeli di Pescara. E accontenta la Spatocco di Chieti che perde le Chirurgie, l’Ostetricia, Terapia intensiva e Ortopedia, ma incassa la bellezza di 64 letti per la riabilitazione. Cioè il business della sanità privata.
I conti tornano ai re delle cliniche e anche ai lavoratori perché i 170 dipendenti di Villa Pini, con il gioco del taglia e cuci, dei letti e delle specialità mediche trasferite da Chieti e Pescara, salvano i loro posti. Che altrimenti il decreto Lorenzin avrebbe cancellato dalla faccia della terra. Ma Chieti perde molto. I 142 posti letto di Villa Pini finiscono a Villa Serena (che fa segnare un più 71), Pierangeli (più 55) e Spatocco (più 16). Ma l’operazione non è limpidissima. Il punto da chiarire è una data. Parlare di giallo o mistero per la Spatocco non è fuoriluogo. C’è un atto (che qualcuno oggi porterà in procura) che solleva dubbi: la clinica teatina di viale Amendola, infatti, presenta al Comune di Chieti il 7 gennaio scorso la modifica dell’autorizzazione all’esercizio per le sue attività allegando lo schema, di reparti e posti letto, che è identico a quello che ritroviamo nel decreto salvacliniche firmato l’11 gennaio, cioè quattro giorni dopo da Luciano D’Alfonso. E’ normale che un privato conosca prima il contenuto dell’atto che la Regione ha peraltro reso pubblico solo ieri mattina? A voler andare ancora più a fondo si scopre che la richiesta della Spatocco è protocollata dal Comune con la data dell’11 gennaio ma accanto c’è una correzione a penna: 20 gennaio e la parola “sindaco”. Misteri della fede, anzi della sanità. Mauro Febbo, Forza Italia, presidente della commissione di vigilanza, la chiama «la sceneggiata sulla Sanità abruzzese». E’ stato lui a presentare un esposto alla procura di Pescara perché il decreto salvacliniche dall’11 gennaio era top secret. E ora che l’atto è uscito dalla segrete stanze, lui attacca a testa bassa: «Dopo l’annunciata Asl unica, poi diventate due, dopo la chiusura dei punti nascita condita dalla retromarcia con la lettera del Commissario ad acta al Ministro della Salute che smentisce l'operato dell’assessore, dopo l’annunciata e mai avvenuta uscita dal commissariamento, dopo l’annuncio della realizzazione del mega ospedale sulla ‘striscia di Gaza’ (tra Chieti e Pescara, ndr) dopo tutto ciò sono arrivate le prime “coccole ai privati” con l’attribuzione di maggiori fondi pari a 8 milioni di euro, e oggi si arriva al tragico epilogo». E’ un decreto, sentenzia il forzista, «che dimostra come sia stata pienamente accontentata la sanità privata, nell’ambito del trasferimento dei reparti di Chirurgia dalle cliniche di Chieti verso quelle di Pescara e di un sproporzionato aumento di terapia riabilitativa. Ma che non tiene conto di un equilibrio generale e territoriale rispetto alla sanità pubblica».

